Veneto, Zaia: “Noi siamo già pronti per l’apertura”

In Veneto il lockdown è ormai concluso: già il 40% delle aziende è in attività

Zaia
Luca Zaia, presidente della Regione Veneto (Foto: Twitter)

Il momento della Fase 2, quello del ritorno alla normalità, anche se parziale, si avvicina, E il Veneto, grazie anche alle azioni tempestive portate avanti dal presidente Zaia sin da quando era stato scoperto il primo focolaio a Vo’, ha saputo rispondere al meglio, nonostante un numero di vittime elevato su scala nazionale. Ormai da qualche giorno il Governatore aveva però sottolineato come il lockdown nella sua regione non fosse più in vigore: “Qualcuno si scandalizza quando dico che non c’è più lockdown, ma venite a vedere. È evidente, prima con i codici Ateco poi con le deroghe e il silenzio-assenso, che in Veneto è aperto almeno il 40% delle imprese, lo si vede dal traffico e dai parcheggi – ha detto nel suo incontro giornaliero con i giornalisti -. Questo non vuol dire – ha aggiunto – che il virus non ci sia e che si debba prendere sottogamba, ma con accorgimenti come la mascherina ci si mette tranquillamente in sicurezza“.

Le misure restrittive dovrebbero concludersi il 3 maggio, ma c’è chi parla già di un ulteriore allentamento dalla prossima settimana. Una scelta che trova il favore anche del leghista: “Le preaperture delle aziende il 27 aprile? Noi siamo pronti, se potessi fare un’ordinanza in tal senso l’avrei già fatta. il Veneto è pronto, basta che il governo decida – ha detto -. Il Veneto è pronto alla riapertura e questo lo dobbiamo alla civiltà e al rispetto delle regole dei veneti, alle sue strutture sanitarie che sono in grado di rispondere all’emergenza e alla sua storia sanitaria di questi ultimi 15 giorni: di fatto senza un lockdown totale le curve dei contagi dei malati ricoverati anche in terapia intensiva stanno andando giù“.

Poco favorevole, invece, all’idea di limitare gli spostamenti solo all’interno delle regioni di residenza. Questo sarebbe infatti un danno importante per molte aziende: ” Per quanto riguarda la ventilata ipotesi che la riapertura post 4 maggio preveda comunque il divieto di spostarsi tra una regione e l’altra, vorrebbe dire “porre un blocco alle attività imprenditoriali. Non ho comunque al momento contezza di quello che ci sarà scritto nel provvedimento governativo. Quindi cosa si fa, si prevedono delle deroghe per chi deve lavorare? Non è più un blocco”,

Il messaggio di Zaia al Ministero

Nel corso di queste settimane non sono mancate però le critiche sull’approccio avuto dal governo nella fase iniziale dell’emergenza. E anche Zaia ritiene che tutto non sia andato nel modo giusto:

“Il ministero della Sanità deve chiarire se è vero o no che c’era un piano che tracciava il peggior scenario di diffusione del covid. Perché se fosse vero sarebbe gravissimo, dato che se fosse stato reso pubblico, o perlomeno condiviso con i responsabili sanitari, magari qualcuno avrebbe potuto prepararsi“.

Più strutturato invece il modo di agire veneto: “Noi non abbiamo reso note le cifre previste dal nostro modello, ma lo abbiamo depositato in unità di crisi. Il primo modello, che non teneva conto del lockdown che è poi stato attuato, arrivava a 800 terapie intensive, solo per i pazienti covid, e in quel momento non non le avevamo 800 terapie intensive, quindi raggiungere quel picco avrebbe voluto dire trovarsi nelle condizioni di dover decidere di non poter curare qualcuno. Ora invece ci siamo strutturati e saremmo in grado anche di affrontare un picco con 800 terapie intensive”.