Save the Children: “Ripercussioni del lockdown sui bambini”

La loro quotidianità è stravolta da settimane: gli effetti peggiori per chi vive in ambienti piccoli e in famiglie angosciate dal futuro

effetti lockdown bambini
Foto: Pixabay

Il lockdown che stiamo portando avanti ormai da qualche settimana e che durerà almeno fino al prossimo 3 maggio ha portato a cambiamenti importanti per la quotidianità di tutti. Chi può riesce a svolgere la propria attività professionale anche tra le mura domestiche attraverso lo smart working, ma a farne le spese sono anche i bambini, che ormai da tempo non possono accedere al proprio istituto scolastico e sono costretti a fare lezione attraverso lo schermo di un computer. Non poter vedere parenti e amici ormai da tempo, però, non è semplice da accettare proprio perché non si tratta più di una scelta, ma di una forzatura dettata dall’esterna, sebbene nasca dalla volontà di preservare la propria salute. Gli effetti di questa situazione meritano però di non essere sottovalutati, come mette in evidenza Save The Children.

Effetti lockdown bambini – L’allarme di Save The Children

“Il lockdown che da molte settimane i bambini e gli adolescenti in Italia stanno vivendo chiusi tra le mura delle loro case, in molti casi sovraffollate e prive di spazi adeguati, rischia di creare gravi ripercussioni sulla loro crescita“. E’ l’allarme che lancia Raffaela Milano, direttrice dei programi Italia-Europa di Save the Children.

Prestare la massima cautela nei confronti dei cambiamenti messi in atto dai più piccoli diventa fondamentale. “Attraverso il nostro lavoro nei territori più svantaggiati, osserviamo come sia sempre più difficile per i bambini e per le loro famiglie scandire la quotidianità in questa fase delicata, dall’alimentazione scorretta all’uso smodato dei videogiochi, dall’isolamento allo stravolgimento del ritmo sonno-veglia sino alla perdita di concentrazione e motivazione per lo studio. Questi problemi sono ancora più accentuati per quei bambini che vivono in ambienti piccoli e sovraffollati, in famiglie oggi angosciate dal futuro a causa della perdita del lavoro, senza le connessioni e i device necessari per seguire la didattica a distanza o in famiglie che vivono situazioni di crisi e di conflitto“.

Pensare al futuro con un occhio ai più piccoli

Negli ultimi giorni si parla ormai sempre più spesso della “Fase 2” e della ripartenza necessaria per rilanciare l’economia, ma l’attenzione nei confronti di bambini e adolescenti e dei loro bisogni sembra troppo poca.

“Mentre il Paese si interroga sulle modalità della ripartenza economica produttiva – spiega Raffaela Milano – è urgente mettere al centro gli spazi e le opportunità da assicurare ai bambini e agli adolescenti, sia per quanto riguarda la didattica che le attività extrascolastiche, perché la salute dei minori, sia dal punto di vista fisico che psicologico, sia pienamente protetta e perché venga loro garantito, nel pieno rispetto della loro sicurezza, il diritto al gioco e alla socialità”.

Save the Children concorda con quanto espresso dalla ministra per la Famiglia Elena Bonetti a proposito della necessità di lavorare alla ripartenza dei ragazzi e degli adolescenti: “Riteniamo sia necessario un piano organico che comprenda sia la scuola che le attività territoriali e che coinvolga, in rete, tutti gli attori, a partire dalle scuole, le famiglie, le istituzioni locali, l’associazionismo e il volontariato. Dobbiamo riuscire a garantire ad ogni bambino e bambina, a partire da quelli che vivono nei territori più svantaggiati, un ambiente educativo e di gioco protetto e ricco di opportunità, puntando anche sul volontariato e sull’impegno civico per la realizzazione di attività di gioco, sport e movimento”

In questo quadro, secondo Save the Children, “potrebbe essere lanciato anche un bando straordinario di servizio civile, per impegnare i ragazzi e le ragazze in attività educative, ricreative e motorie, anche estive, con il duplice obiettivo di ridurre da un lato la perdita di apprendimento accumulata durante i mesi dell’emergenza e, dall’altro, di promuovere l’attivazione di tanti giovani usciti dal sistema dell’istruzione e ancora fuori dal mondo del lavoro”.