C’è un calendario per le riaperture? Il Ministero smentisce

Si ipotizza un ritorno alla circolazione dei cittadini dal 4 maggio con uso della mascherina e applicazione della distanza di sicurezza

calendario riaperture
Foto: PIxabay

Nonostante ci sia ancora qualche “furbetto” che non rispetta appieno le misure restrittive, sono in tanti a farlo e a sperare di poter godere presto di qualche momento di libertà. Se questo dovesse accadere sarebbe certamente il segno che la situazione stia migliorando, anche se le nostre abitudini dovranno necessariamente cambiare, a partire dall’utilizzo delle mascherine. Pur non essendoci ancora ufficializzazioni, ormai da un paio di giorni circola in rete ma anche nelle chat di Whatsapp una sorta di calendario delle riaperture, che coinvolge quelle che possono essere individuate come la Fase 2 e la Fase 3 di uscita dal “lockdown”.

In realtà, non sarebbe stata presa alcuna decisione in merito, ma tutto dipenderà dall’evoluzione del virus nelle prossime settimane, da qui al 3 maggio, data di scadenza delle attuali misure restrittive.

C’è un calendario riaperture? Arriva la smentita

Fonti del ministero della Salute smentiscono come “totalmente infondate” le ipotesi contenute nel testo. Qui si ipotizza, tra le altre cose, un ritorno alla circolazione dei cittadini a partire dal 4 maggio, ma con utilizzo della mascherina e applicazione della distanza di sicurezza. Nella stessa data si parla anche di ripresa per i negozi di arredamento e abbigliamento, l’11 maggio l’apertura dei tribunali, il 18 maggio l’avvio di bar e ristoranti, il 25 maggio parrucchieri e barbieri con obbligo mascherina e ingressi singoli, il 31 maggio la ripartenza campionato di calcio; per la “fase 3” lo stesso testo indica a settembre la riapertura di scuole superiori, a dicembre cinema e teatri, il 31 marzo 2021 la fine di ogni limitazione.

L’idea di tornare sui campi di calcio per la Serie A e le altre categorie non piace però al prof. Rezza. “Se dovessi dare un parere tecnico non lo darei favorevole e credo che il Comitato tecnico scientifico sia d’accordo. Poi sarà la politica a decidere” – ha detto il direttore del dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità e componente del comitato tecnico scientifico in conferenza stampa.

Sono tutte ipotesi, viene spiegato da fonti ministeriali, “infondate”.