RSA Alzano Lombardo, aperta inchiesta per epidemia colposa

Perquisita la struttura dai NAS: fascicolo al momento a carico di ignoti

RSA Alzano Lombardo
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7.000 gli ospizi in tutto il territorio, oltre 300 mila persone ospitate.Ma il numero di chi non ce l’ha fatta è in costante aumento. Troppe le vittime dall’inizio dell’epidemia, da qui nasce la necessità di approfondire meglio cosa sia successo all’interno di queste strutture. Tra le situazioni che hanno scatenato la rabbia dei parenti degli anziani c’è quella dell’RSA di Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo.

I nas hanno perquisito la struttura e acquisito alcuni documenti: da qui la decisione della Procura di aprire un’inchiesta a carico di ignoti per epidemia colposa.

RSA Alzano Lombardo – La Procura vuole vederci chiaro

Si tratta di “un’indagine estremamente delicata e abbiamo bisogno di lavorare con la massima serenità e massima riservatezza” – sono le parole del procuratore della Repubblica di Bergamo, Maria Cristina Rota, che ha appena aperto un fascicolo per epidemia colposa, a carico di ignoti, inerente alla gestione dell’ospedale di Alzano Lombardo (nel Bergamasco) durante l’emergenza Coronavirus.

L’obiettivo che si vuole perseguire è quello di capire meglio come sia stata affrontata la gestione dei primi malati risultati positivi, ma soprattutto serve capire come mai si sia arrivati lo scorso 23 febbraio ad aprire chiudere e riaprire dopo alcune ore il pronto soccorso dell’ospedale di Alzano Lombardo. La data è ritenuta “sospetta” perché qui l’84enne Ernesto Ravelli, ivi ricoverato, lo stesso 23 febbraio era stato trasferito al Papa Giovanni XXIII ed era deceduto, divenendo il primo morto per coronavirus in provincia di Bergamo. Sempre ad Alzano Lombardo era stato ricoverato un 83enne di Nembro il 15 febbraio, con tampone risultato positivo lo stesso giorno.

Al momento gli incaricati non si sbilanciano, ma fare luce diventa fondamentale visto l’elevato numero di vittime nella Bergamasca. “L’indagine sarà condotta nel massimo rispetto, da un lato delle vittime e dei loro familiari e dall’altro degli operatori sanitari, medici e paramedici, che in questo momento stano dando il massimo di loro stessi e con operatori che hanno perso la vita tra le loro file” – ha fatto sapere il procuratore della Repubblica di Bergamo, Maria Cristina Rota