Il medico cinese all’Italia: chiudere tutto per 30 giorni

Il medico cinese all'Italia: chiudere tutto per 30 giorni. A dirlo è Qiu Yunqing, infettivologo che guida la delegazione di tredici esperti che ha appena visitato alcuni ospedali del nord Italia

Il medico cinese all'Italia: chiudere tutto per 30 giorni
Il medico cinese all'Italia: chiudere tutto per 30 giorni - Foto da Fb China.org.cn

Il medico cinese all’Italia: chiudere tutto per 30 giorni. Andrebbe chiuso tutto, fabbriche e negozi, per “un mese di distanziamento sociale rigido, e il contagio si fermerebbe”, secondo il professor Qiu Yunqing, infettivologo cinese, vicedirettore dell’ospedale universitario della regione di Zhejiang, che guida la delegazione di tredici esperti che ha appena visitato alcuni ospedali del nord Italia, intervistato da Repubblica. Servirebbe insomma “un vero blocco collettivo delle attività, come si è fatto in Cina. Con rifornimenti alimentari per quartieri, o blocchi di palazzi. Serve il controllo rigido della diffusione del contagio, altrimenti non finiranno mai le persone da curare, ed è così che gli ospedali vanno in tilt. Non vi sono altre misure, lo dico perché noi l`abbiamo sperimentato. Ci tengo che il messaggio passi al vostro Paese”.

Il medico cinese all’Italia: chiudere tutto per 30 giorni

Il medico poi parla dei “livelli di protezione” del personale sanitario che “sono sicuramente inferiori ai nostri. Parlo di maschere, di tute protettive in Tyvek. Le maschere generiche non bastano, l’impressione è che gli operatori non siano abbastanza tutelati. Forse per mancanza di risorse effettive, o, all’inizio, di mancata comprensione del problema”.

“Una malattia come questa, molto contagiosa, richiede tute pesanti, quindi il lavoro è fisicamente ancora più faticoso. Non si può reggere un turno di 8 ore, bisogna a scendere a 4/6 ore. Quindi ci vuole più gente, un terzo in più del solito” e mancano “le postazioni di terapia intensiva attrezzata. Lì ho visto delle criticità. Poi, le strutture di degenza sono spesso vecchie, e questo complica molto. I pazienti devono avere percorsi separati, Tac riservate, medici e personale dedicato. Solo così si evita che l’ospedale stesso diventi un focolaio. I nostri medici non tornano mai a casa, vivono in albergo e sono sottoposti continuamente ai tamponi. Gli ospedali devono essere isolati. Poi, c’è l’enorme problema del controllo del contagio”, quindi “i possibili malati vanno intercettati prima”.