Coronavirus, l’epidemia rallenta: vicini al plateu

Nel giorno in cui vengono totalizzati quasi 1.000 morti, si conferma la tendenza al calo evidenziata già nei giorni scorsi

Coronavirus
Foto: PIxabay

Nella giornata in cui in Italia si tocca il record di morti dall’inizio dell’epidemia (il numero complessivo delle vittime è di 9.134 in Italia, con un aumento rispetto a ieri di 969), c’è comunque qualche piccolo segnale positivo. La tendenza generale continua infatti a confermare un rallentamento che potrebbe portare la curva dell’epidemia di Coronavirus a raggiungere una sorta di plateau: una fase di picco che potrebbe durare a lungo prima di iniziare la discesa.

I numeri dell’epidemia – Resta l’emergenza Coronavirus

Una situazione che si evidenzia nonostante i decessi siano saliti a 9.134, con un aumento di 969 rispetto a giovedì, il più alto registrato finora, ma è anche una fotografia dell’epidemia a 20-25 giorni fa, quando è avvenuto il contagio.

Aumenta anche il numero dei malati, ma con un rallentamento dei nuovi casi: 4.401 rispetto a giovedì dai 4.492 registrati mercoledì. Il numero complessivo, compresi vittime e guariti, è arrivato a 86.498. “Il picco dell’epidemia di Coronavirus in Italia si sta avvicinando, ma non ci siamo ancora” – ha detto il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), Silvio Brusaferro, nella conferenza stampa organizzata dall’Istituto -. Dal 20 marzo, si nota un’apparente riduzione della curva dei contagi, tuttavia non siamo in una fase calante, ma di rallentamento della crescita”. Certamente la pendenza della curva sarà costruita sui nostri comportamenti”.

Gli esperti concordano sul calo

“C’è un rallentamento evidente della curva epidemica”. Dello stesso avviso anche il fisico Giorgio Parisi, dell’Università Sapienza di Roma.

Se il picco è vicino – ha proseguito – “è prevedibile che sarà piatto”. Prima di cominciare a scendere, la curva epidemica potrebbe stabilizzarsi su un plateau che potrebbe durare molti giorni, ha osservato Parisi. “C’è un ragionevole rallentamento, ma – ha aggiunto – la curva potrebbe risalire se dovessero comparire nuovi focolai: nonostante il confinamento restano realtà in cui le persone sono a contatto”.

È comunque impossibile avere un’idea di quante siano le persone asintomatiche, che pur avendo l’infezione da Coronavirus non hanno sintomi o ne hanno molto lievi – hanno detto Brusaferro e il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli- . Ci sono soggetti che hanno contratto ilCcoronavirus ma con una sintomatologia molto sfumata ed è chiaro che in questo momento è assai difficile definire il moltiplicatore di questa quota rispetto a coloro che sono stati intercettati”.

È assolutamente “impossibile definire con precisione un moltiplicare di 2, 4 10 o 20: non lo sappiano. Lo andremo a recuperare come informazione anche con studi di identificazione di sieropositività in varie aree del Paese e questo ci permetterà di capire la percentuale dei soggetti che hanno sviluppato anticorpi per avere un’idea dell’immunità di gregge e per considerare, certamente non adesso, la ripresa dell’attività sociale”.

La prevenzione è fondazione per battere il Coronavirus

Fare il tampone a tutta la popolazione per Locatelli è “impossibile in un Paese con 60 milioni di abitanti”.

Il tampone, ha osservato, dà la fotografia del momento in cui viene fatto e non possiamo continuare a ripeterlo a tutta la popolazione quattro o sei giorni”.

La prevenzione è intanto una delle armi principali in quella che il commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, ha definito una “guerra” contro “un nemico invisibile di cui conosciamo i lineamenti, ma non di più”. Operatori sanitari, ricerca e informazione, ha aggiunto, sono le altre carte da giocare contro l’epidemia. Questa, ha detto ancora, è una “crisi mondiale” nella quale “c’è bisogno di collaborazione, senza egoismi e senza particolarismi”.