Raffica di multe ai clochard: loro non possono restare a casa

Ai senzatetto viene contestata la violazione dell'articolo 650 del Codice Penale

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Foto: Pixabay

“Io resto a casa” è ormai diventato un vero e proprio mantra che ascoltiamo a più riprese ormai da diversi giorni. Riuscire a metterlo in pratica per chi è abituato a una quotidianità dinamica potrebbe non essere così semplice, ma è indispensabile se vogliamo davvero frenare il contagio da Coronavirus che ha ormai raggiunto livelli sempre più elevati. Ma in una situazione come questa non si può non pensare ai tantissimi clochard che siamo abituati a vedere sulle nostre strade: per loro seguire questo consiglio è ovviamente impossibile.

Ma in un quadro di questo tipo c’è una situazione ancora più paradossale: molti di loro sono stati multati per non avere rispettato la direttiva.

L’appello degli avvocati a sostegno dei clochard

In Italia “stanno iniziando a fioccare i verbali redatti ai senzatetto per violazione dell’articolo 650 del Codice penale”, non avendo rispettato l’obbligo di restare in casa per contenere la diffusione del coronavirus. Si tratta però di persone che, per definizione, una casa non ce l’hanno.

A rilanciare l’sos su questa particolare situazione è l’associazione Avvocato di strada, con un appello indirizzato al premier Giuseppe Conte, ai presidenti di Regione e ai sindaci “perchè intervengano al più presto, ognuno in base alle proprie competenze, e nessuno venga lasciato solo. Per il bene di tutti“.

Per Avvocato di strada “bisogna occuparsi, e in fretta, di chi non ha un tetto sulla testa ed è costretto a vagare per le città. Diciamo da più di 20 anni che chi vive in strada ha bisogno di una casa e di una residenza per potersi curare ma oggi, ai tempi del coronavirus, queste necessità assumono una drammatica urgenza. Ad aggiungere un carico su una situazione già paradossale stanno iniziando a fioccare i verbali redatti ai senza tetto – scrive l’associazione nella nota diffusa per segnalare l’appello -. È già successo a Milano, Modena, Verona, Siena e in tante altre città. Siamo al lavoro per chiedere le archiviazioni ma intanto continuiamo a porre la nostra domanda. Come fanno a restare a casa le persone che una casa non ce l’hanno?”.

A firmare l’appello è il presidente Antonio Mumolo, supportato da una sessantina di legali che fanno parte del direttivo o operano per Avvocato di strada nelle città di tutta Italia. “Io vorrei restare a casa… ma se una casa non ce l’ho?”, è l’incipit della lettera: “Questa è la situazione in cui si trovano circa 50.000 persone in Italia”.

Si tratta di persone che “sono diventate talmente povere da finire in strada- continua l’associazione- ed oggi non possono rispettare le ordinanze e decreti previsti dall’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, tanto da essere addirittura incriminate perche’ vengono trovate in giro senza giustificazione”. Queste persone sono costrette a vivere in strada “perche’ fino ad oggi pochi si interessavano di loro e perche’ le risorse destinate ai servizi di primaria assistenza e all’emergenza abitativa erano poche o inesistenti. Adesso pero’ non si puo’ piu’ far finta di nulla. Adesso – scrivono gli avvocati- stiamo duramente imparando che ci si salva solo insieme, ricchi e poveri, giovani e anziani, italiani e stranieri. Adesso dobbiamo trovare una soluzione anche per gli ultimi, perchè, in questa situazione drammatica, abbiamo compreso che ‘loro’ siamo noi”.

A Governo e Regioni, quindi, Avvocato di strada chiede di “far cessare immediatamente l’irrogazione di sanzioni alle persone senza dimora per il solo fatto di trovarsi ‘fuori casa’ senza motivo” e, inoltre, di “stanziare somme per consentire ai Comuni di fornire un tetto alle persone senza dimora, utilizzando palestre, capannoni o altri edifici pubblici o privati”. Ma non è finita qui: nell’appello si chiede anche di “garantire il diritto alla salute di queste persone consentendo loro l’accesso immediato alle cure ovvero assegnando loro un medico di base pur in assenza di residenza”.