Il virologo Galli è perentorio: “Stop alla movida in tutta Italia”

Il virologo Galli è perentorio: "Stop alla movida in tutta Italia", perché tra poco le misure per la quarantena non basteranno più

Covid-19, Galli:
Massimo Galli

Il virologo Galli è perentorio: “Stop alla movida in tutta Italia”. “Sì, ho letto anche le dichiarazioni di qualche ragazzotto che protesta perché le autorità vogliono tenerlo a casa. Gli adolescenti si considerano immortali, ci siamo passati tutti. Ma così rischiano di avere la responsabilità di portare a nonni e genitori un cliente assai più dannoso che per loro”. In un’intervista a Repubblica il virologo Massimo Galli dell’ospedale Sacco di Milano sottolinea che “a costo di essere detestato, dico che i locali e i punti di aggregazione vanno chiusi pure nelle regioni non ancora intensamente coinvolte dal problema”. E’ categorico il virologo, che definisce “verosimile che in tempi brevi non saranno più sufficienti le misure prese per la quarantena” poiché “molte persone non hanno una casa adatta all’isolamento” ed è arrivata l’ora “di requisire qualche albergo”. Secondo Galli “dobbiamo tentare di contenere un’ulteriore espansione del virus”. E se “molti buoi sono già scappati, per ricondurne almeno un po’ nelle stalle bisogna interrompere la catena di contagio”.

Il virologo Galli è perentorio: “Stop alla movida in tutta Italia”

Perciò chiede che chi “viene mandato a domicilio abbia un contatto costante e sicuro con la medicina territoriale”, ragion per cui “andrebbero avviati veramente progetti di telemedicina” così da sfruttare “al massimo le tecnologie disponibili per seguire a domicilio le persone. In questo momento fatichiamo tanto a ricoverare, dobbiamo lasciare a casa chi non ha bisogno dell’ospedale”. Quanto ai blocchi di Lombardia e delle 14 provincie, Galli si domanda: “Vorrei capire se questo nuovo atto apre davvero l’area rossa lombarda, quella del Lodigiano, uniformandola al resto della Regione in fatto di restrizioni” perché questa “sarebbe una solennissima corbelleria”. “A Codogno – spiega il medico – c’è stato il primo caso 16 giorni fa e non mi risulta che si possa dire che lì sia stata completata la fase di identificazione e isolamento di tutti i contatti”.