Coronavirus, gli sciacalli non si fermano: falsi messaggi via Whatsapp

"Storie sono bufale, informazioni ufficiali solo da istituzioni" - massima cautela quando si ricevono i messaggi

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Foto: Pixabay

È un periodo decisamente difficile quello che sta vivendo il nostro Paese, alle prese con un’emergenza sanitaria dalle proporzioni sempre più vaste a causa della diffusione del Coronavirus. Anche in un frangente così delicato non mancano però gli sciacalli, che provano ad approfittarsi della buona fede delle persone.

E non si tratta del primo episodio da quando il problema è sorto: già poche settimane fa sono stati registrati casi di finti addetti che si presentavano nelle case invitandoli a effettuare il tampone, ma in realtà erano solo malintenzionati. Ora si va oltre: sono diversi ad avere ricevuto messaggi via Whatsapp con una serie di consigli, ma senza averne diritto.

Sciacalli all’opera: massima attenzione

L’assessore regionale del Piemonte ai Servizi Digitali e all’Innovazione, Matteo Marnati, invita a “considerare falsi” i messaggi audio di presunti operatori sanitari che in queste ore stanno diffondendo notizie attraverso WhatsApp riguardanti la diffusione del Coronavirus e sulle condizioni di lavoro all’interno degli ospedali o addirittura di singoli pazienti.

Si tratta di messaggi che non hanno alcun fondamento. “In queste ore si stanno diffondendo tramite i social comunicazioni che allarmano la popolazione – spiega Marnati che ha ricevuto sul suo telefono una di queste notifiche – Si tratta di sciacalli che usano questi mezzi per diffondere il panico.

In situazioni simili sono in tanti ad avere paura, ma è bene mantenere la calma e fare il possibile per rispettare le indicazioni che, a più riprese, ci sono arrivate in questi giorni. “Le notizie che addirittura raccontano storie personali di operatori di qualsiasi categoria sono da considerarsi bufale – sottolinea Marnati – e dunque destituite di ogni fondamento. La popolazione deve sapere che le informazioni ufficiali vengono diramate soltanto dalle istituzioni. Chi diffonde notizie di questo tipo, tra l’altro, è penalmente perseguibile per procurato allarme. Mi auguro che la Polizia Postale indaghi per individuare i responsabili“.