Coronavirus, il “paziente 1” ora respira autonomamente

Il 38enne di Codogno era stato ricoverato in condizioni grave nella notte tra il 20 e il 21 febbraio

paziente 1
Foto: Pixabay

Il periodo è estremamente delicato per tutta l’Italia con il numero dei positivi al Coronavirus e dei decessi che cresce di giorno in giorno. Proprio per questo diventa indispensabile fare il massimo per rispettare le indicazioni che in questi giorni ci sono state date come un mantra e che rappresentano l’unico modo per provare a ridurre la portata del problema. In questo quadro di estrema difficoltà che impone a molti di noi tanti sacrifici sembra esserci comunque una buona notizia: il “Paziente 1”, il 38enne di Codogno a cui per primo era stato riscontrato il virus nel nostro Paese, inizia a respirare in modo autonomo.

Buone notizie per il “Paziente 1”

Dopo il ricovero avvenuto nella notte tra il 20 e il 21 febbraio, la situazione di Mattia, il 38enne di Codogno, denominato per convenzione “Paziente 1” proprio perché è stato il primo nel nostro Paese a risultare positivo al Coronavirus, inizia a stare meglio. Il giovane, ricoverato a Pavia, non è più intubato e respira autonomamente. A dare l’annuncio è stato Giulio Gallera, assessore al Welfare di Regione Lombardia.

“Il paziente 1 – ha riferito – è stato trasferito dalla terapia intensiva a quella sub intensiva. È stato cioe’ ‘stubato’ in quanto ha iniziato a respirare autonomamente”.

L’aggiornamento arriva a pochi giorni dal momento in cui anche la moglie, incinta e a pochi giorni dal parto, ha avuto la possibilità di fare ritorno a casa.

Determinante per riuscire a dare tutta l’assistenza necessaria a Mattia è stata Annalisa Manara, anestesista di Cremona, medico dell’ospedale di Codogno che ha subito capito come la sua situazione non fosse da sottovalutare e a eseguire quindi il tampone. “Quando un malato non risponde alle cure normali, all’università mi hanno insegnato a non ignorare l’ipotesi peggiore. Mattia si è presentato con una polmonite leggera, ma resistente ad ogni terapia nota. Ho pensato che anch’io, per aiutarlo, dovevo cercare qualcosa di impossibile”.