Ciontoli, una vecchia denuncia da due prostitute: a difenderlo il legale dei Vannini

L'uomo avrebbe avuto con loro dei rapporti sessuali, ma successivamente non avrebbe corrisposto loro la somma pattuita

Ciontoli
Antonio Ciontoli durante la sua partecipazione a "Storie Maledette"

La recente sentenza della Cassazione che ha annullato quanto deciso in appello nei confronti di Antonio Ciontoli e dei suoi familiari in riferimento all’omicidio di Marco Vannini è servita a ridurre almeno parzialmente lo sdegno provato da tanti per le pene ritenute troppo lievi.

In attesa della riapertura del processo, emergono però proprio ora particolari di cui finora non si era a conoscenza. Ciontoli sr., infatti, sarebbe stato oggetto di una denuncia che risalirebbe ormai a 20 anni fa da parte di due prostitute incontrate sull’Aurelia per un presunto rapporto sessuale non pagato. La vicenda poco dopo venne archiviata e non finì mai a processo. A difenderlo non era stato però un avvocato qualunque, ma Celestino Gnazi, oggi difendore della famiglia della vittima.

Ciontoli, una rivelazione dal passato

Nonostante il passare degli anni, non si smorza l’attenzione sul caso Vannini, ma anzi sono in tanti a chiedere giustizia per un ragazzo che ci ha lasciato troppo presto. E’ stata la trasmissione “Chi l’ha visto?” a far venire alla luce un evento del passato che riguarda Antonio Ciontoli, in attesa di un nuovo processo per l’omicidio del ragazzo.

L’uomo, infatti, nel 2000 ha subito una denuncia da parte di due prostitute incontrate sull’Aurelia per un presunto rapporto sessuale non pagato. La vicenda poco dopo venne archiviata e non finì mai a processo. Ad assisterlo in quella causa era stato Celestino Gnazi, che oggi difende i Vannini.

Il legale non ricordava l’accaduto, ma lui stesso non può non riconoscere come questo fatto, pur non essendo legato a quanto accaduto quella tragica sera, avrebbe potuto essere utile per la gestione delle udienze. ” “Non lo ricordavo, è avvenuto nel 2000. Antonio Ciontoli è famoso adesso, ma se uno lo ha incrociato non è che se ne debba obbligatoriamente ricordare dopo vent’anni. Io non posso ricordare centinaia di persone da vent’anni a questa parte“. Alla domanda della giornalista se la vicenda in questione avrebbe potuto avere un peso durante il processo, l’avvocato Gnazi ha affermato: “Qualsiasi cosa sarebbe stata utile ai fini della valutazione della personalità dell’imputato, certamente“ – ha detto ai microfoni del programma Rai.

Ciontoli si era comunque difeso dall’accusa maturata nei suoi confronti. “Dopo aver consumato il rapporto sessuale -prosegue Ciontoli davanti agli inquirenti- mi hanno fatto una richiesta di denaro pari a 150mila lire. Avevano un comportamento aggressivo e io mi sono spaventato della situazione, così ho preso il portafoglio e ho dato loro 50mila lire. Tutto quello che avevo. Poi mi sono allontanato anche se loro mi urlavano dietro “. Infine spiega Ciontoli, come si evince dal verbale:  “Nego di essermi qualificato come poliziotto e di avergli mostrato il mio tesserino o altri documenti. Preciso che sono sposato con due bambini piccoli e non sono solito frequentare prostitute“.