Caporalato, tre arresti nel foggiano: lavoratori sfruttati 10 ore al giorno

Caporalato: nel ciclone 2 aziende agricole. I lavoratori - circa 45, quasi tutti extracomunitari - vivevano in un ambiente degradato per pochi euro al giorno.

Caporalato: altri due casi in Puglia.
Caporalato: altri due casi in Puglia. Fonte: foggiareport.it.

Una nuova storia di caporalato che arriva dal meridione d’Italia. Questa volta ad essere accusati di sfruttamento di lavoratori, due aziende agricole nel foggiano: l’azienda agricola “Perugini Libero”, con sede a Foggia in località tratturo Castiglione e l’azienda “Ortofrutta De Martino”, nel comune di Zapponeta. La polizia ha confermato l’arresto di tre persone.

Le indagini

Secondo le prime ricostruzioni, i titolari costringevano i braccianti a lavorare anche più di dieci ore al giorno, in condizioni disumane, per una paga ben al di sotto delle retribuzioni minime stabilite dalla legge italiana. I proprietari delle aziende sono stati accusati di sfruttamento del lavoro, intermediazione illecita e false dichiarazioni all’Inps. Nell’ambito della medesima operazione anticaporalato sei persone sono state raggiunte da ordinanze di custodia cautelare, tra cui i tre titolari delle due imprese.

I carabinieri hanno accertato la presenza di 45 lavoratori. Le attività di investigazione, dirette dal pool anticaporalato appositamente costituito in seno alla Procura della Repubblica di Foggia e condotte “sul campo” dai Carabinieri del Comando Provinciale e del Nucleo Ispettorato del Lavoro, hanno riscontrato che entrambi i titolari si servissero di manodopera composta esclusivamente da stranieri extracomunitari, per lo più di nazionalità albanese e marocchina. Questi erano solo apparentemente assunti in modo regolare, ma in realtà sfruttati approfittando delle relative condizioni di inferiorità, sia economica che psicologica. I lavoratori recepivano una retribuzione che variava in base al Paese di provenienza: 3,5/4 euro per chi gli africani, 6 euro per gli albanesi.

Caporalato nel foggiano: spunta anche un cartello choc

Alcuni lavoratori erano costretti a vivere in roulotte o in alloggi fatiscenti privi di servizi igienici, in condizioni di profondo degrado e, come riporta Il Fatto Quotidiano, “dovevano anche versare 15 euro al mese per questa sorta di dormitori”.

Nel foggiano è stato trovato anche un cartello choc intimidatorio, che minacciava i lavoratori: “Quando un lavoratore va via non potrà avere il permesso di soggiorno, diventerà clandestino e deve ritornare in Marocco”.