Il termine clandestino è discriminatorio: lo dicono i giudici

I giudici della Corte d’appello di Milano hanno sancito che l’utilizzo del termine clandestino è discriminatorio nel caso in cui ci si riferisca a persone che hanno fatto richiesta di protezione umanitaria.

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Il termine clandestino è discriminatorio

Utilizzare il termine “clandestino” per definire i migranti che hanno fatto richiesta d’asilo in Italia è discriminatorio. E un modo per denigrarli, ledendo la loro dignità, che crea ostilità nei loro confronti. A stabilirlo sono stati i giudici della Corte d’appello di Milano, secondo cui gli stranieri che chiedono l’asilo politico in Italia non possono essere definiti clandestini.

La sentenza condanna la Lega Nord per alcuni manifesti esposti durante una manifestazione che si era tenuta a Saronno nell’aprile del 2016. I giudici confermano la condanna di primo grado, infliggendo al Carroccio l’obbligo di pagare un risarcimento per danni non patrimoniali di 5mila euro a favore delle associazioni Asgi e Naga.

La sentenza ha però un valore che va al di là della condanna alla Lega. Stabilisce anche che l’utilizzo della parola clandestino, nel caso in cui non sia giustificato da fatti comprovati, ha una “valenza discriminatoria“. Come successo nel caso di Saronno, con i manifesti che recitavano, a proposito della possibile accoglienza di alcuni richiedenti asilo.

La sentenza che definisce il termine clandestino discriminatorio

Renzi e Alfano vogliono mandare a Saronno 32 clandestini: vitto, alloggio e vizi pagati da noi. Nel frattempo ai saronnesi tagliano le pensioni e aumentano le tasse”. L’utilizzo del termine clandestini, secondo i giudici, in contesti di questo genere è inappropriato oltre che discriminatorio.

E il perché lo spiegano nella stessa sentenza: “Nel caso in esame il termine clandestini è stato riferito a persone straniere che hanno presentato allo Stato domanda di protezione internazionale, esercitando in tal modo un diritto fondamentale dell’individuo”. Dunque per i giudici: “Non è ammissibile l’utilizzo dell’espressione clandestini”. La parola “individua la posizione di chi fa ingresso o si trattiene nel territorio dello Stato in violazione di disposizioni normative che regolano l’immigrazione”.

I giudici ribadiscono un altro importante concetto. Non si può considerare uno straniero clandestino fino a quando non c’è una decisione definitiva sul procedimento riguardante la domanda di protezione internazionale. Anche perché chi fa domanda d’asilo “si trova nella posizione di chi esercita un diritto costituzionalmente tutelato”.

I giudici sostengono che i cittadini stranieri subiscono quella che viene definita una “molestia” discriminatoria. Termini di questo genere possono creare un “clima ostile” nel contesto territoriale, ma anche “umiliante e offensivo, per motivi di razza, origine etnica e nazionalità”.

Il termine clandestino non può neanche essere utilizzato da partiti politici. Non basta invocare l’articolo 21 della Costituzione per giustificare l’utilizzo di un termine scorretto e che va a scapito della dignità dell’individuo.

Differenza tra clandestino e richiedente asilo

Clandestino e richiedente asilo sono due cose completamente diverse e non assimilabili da un punto di vista verbale, oltre che legale. Asgi ricorda che i clandestini sono coloro che entrano e stanziano irregolarmente nel territorio. Un’azione illegale, dunque. Mentre i richiedenti asilo esercitano un diritto fondamentale, sancito anche dalla Costituzione, ovvero richiedere asilo perché nel loro Paese “temono, a ragione, di essere perseguitati”.

Elena Siotti
Sono Elena, ho 22 anni e frequento il terzo anno della facoltà di scienze della comunicazione presso l'Università degli Studi dell'Insubria. Poter scrivere per Ci Siamo.info rappresenta per me un grande traguardo e spero che sia il primo di tanti altri.