Coronavirus, due farmaci risultano efficaci, ma l’OMS frena

Al momento l'Organizzazione Mondiale della Sanità invita a essere cauti: non ci sono ancora cure ritenute efficaci

Coronavirus

È corsa contro il tempo per non solo per fermare la diffusione, ma anche per cercare di trovare metodi efficaci per arginare il Coronavirus. Un primo importante passo avanti sembrava essere stato fatto proprio in Cina dove i ricercatori sembrerebbero riusciti a individuare due farmaci che sembrerebbero essere funzionali allo scopo.

A guidare il gruppo di lavoro è la dottoressa Li Lanjuan della Zhejiang University, soddisfatta dei risultati che sarebbero emersi con Abidol e Darunavir, in grado di inibire le cellule in vitro. Sul suo sito il Wuhan Institute of Virology, che fa capo all’Accademia Cinese delle Scienze, i ricercatori hanno fatto sapere di aver individuato due medicinali, il Remdesivir e la clorochina, con effetti inibitori sul nuovo coronavirus. “I risultati sono stati consegnati alle autorità pertinenti a livello nazionale e richiedono verifiche cliniche”, si legge nel comunicato citato dal tabloid Global Times.

La frenata dell’Oms

Al momento, però, è ancora una volta l’Oms, che già ieri aveva rassicurato la popolazione invitando a non considerare l’accaduto ancora come una pandemia, a frenare gli entusiasmo. Ci troviamo infatti ancora in una fase preliminare e non si può ancora ritenere che il problema sia definitivamente risolto. A oggi non ci sono soluzioni contro il virus dalla Cina, come confermano anche gli esperti in Italia. “Lo studio sull’anti-malarico clorochina è molto interessante. Il problema è che occorrono degli studi sull’animale prima di passare dalle sperimentazioni in vitro alla pratica clinica”, spiega il farmacologo, fondatore e presidente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, Silvio Garattini. “I ricercatori cinesi stanno esaminando una serie di molecole esistenti, dagli antiretrovirali all’anti-malari, e questa è la via logica da seguire per avere delle terapie in tempi brevi. Il fatto è che la sperimentazione sull’uomo non è proprio semplice, a meno di non farla su grandi numeri: per la maggior parte, infatti, i pazienti affetti dal nuovo coronavirus guarirebbero comunque. Dunque è complesso valutare la reale efficacia di potenziali terapie i studi su piccoli numeri di pazienti. È molto importante, invece, la base di conoscenze che arrivano dalla sperimentazione animale, e certo in alcuni Paesi questo tipo di sperimentazione è più snella e permette di mettere in piedi ricerche in tempo brevi”.