Strage di Erba, escluso accesso ai reperti ma sì alle intercettazioni

I difensori lamentavano la mancanza della registrazione di colloqui investigativi tra i carabinieri e il sopravvissuto alla strage, Mario Frigerio e di conversazioni all'interno dell'abitazione dei coniugi Romano

Strage di Erba
Olindo Romano e Rosa Bazzi

A più di dieci anni di distanza la strage di Erba, in cui hanno perso la vita quattro persone tra cui un bambino di meno di due anni, può considerarsi conclusa con la condanna all’ergastolo della coppia di coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, che vivevano nelle vicinanze. I due, però, complici le contraddizioni emerse nelle varie confessioni, ormai da tempo sostengono di essere stati incastrati e di essere estranei ai fatti. L’unica speranza a cui possono appellarsi è quella di poter ottenere una revisione del processo, anche se il cammino sembra essere ancora piuttosto in salita.

Una sentenza positiva solo a metà

La Corte d’Assise di Como si è espressa sulla richiesta presentata dai legali di Olindo Romano e Rosa Bazzi per entrare in possesso di due prove ritenute determinanti per poter arrivare alla revisione, obiettivo su cui la difesa è al lavoro da tempo.

Non tutto però è andato come ci si sarebbe aspettati. Non sarà infatti possibile analizzare reperti trovati sulla scena del delitto e mai esaminati (tra questi si parla di un telefono cellulare palesemente appartenuto a una delle vittima, Raffaella Castagna, ma che il marito della donna, Azouz Marzouk, sosteneva di non avere mai visto.

Il team che assiste la coppia avrà invece modo di visionare “nuovi file originali”, a disposizione della Procura, delle intercettazioni telefoniche che i legali ritengono lacunose.

Nel dettaglio, i giudici della Corte d’assise di Como hanno respinto la richiesta della difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi di poter accedere al server (a disposizione della Procura ndr) presso il quale sono custodite le intercettazioni dell’inchiesta sulla strage di Erba in quanto “consentire l’accesso al server a dei privati comporta delle evidenti controindicazioni sul piano della tutela della segretezza delle indagini passate e presenti – si legge nell’ordinanza -, nonché della riservatezza dei soggetti coinvolti”. “Nel caso in esame – aggiungono i giudici – se la difesa ha dei dubbi della genuinità delle copie fornite dalla società Waylong (che elaborò le copie ndr) ben può richiedere alla Procura nuove copie dei files originali il cui rilascio si autorizza fin da ora”.

La speranza che la situazione possa cambiare, insomma, è sempre più ridotta, ma non ci si vuole arrendere fino a che sarà possibile.