Tra paura e psicosi, il Coronavirus sta tirando fuori il peggio di noi

Episodi di intolleranza e fake news: l'altra faccia del Coronavirus. Ma se una parte del Paese vive nell'isteria generale, la scienza fa passi da gigante e proprio in Italia viene isolato il virus.

Coronavirus arriva in Italia
Coronavirus

E’ un istinto naturale, la paura. Secondo la psicologia, addirittura si tratterebbe di un’emozione “utile”, in grado di modulare il rapporto tra l’ambiente e l’organismo, favorendo la sopravvivenza di quest’ultimo. La psicologia ci dice, inoltre, che non è solo una reazione individuale, ma ha anche una veste sociale. Questo vuol dire che esistono situazioni in cui la paura si trasforma in una segnalazione di emergenza rivolta a tutti coloro che, in qualche modo, si sentono in pericolo. In questi casi, la paura può pescare dalla memoria e una brutta esperienza – vissuta personalmente o attraverso gli altri – può tramutarsi rapidamente in una psicosi collettiva.

Sta succedendo questo, almeno in parte, con il Coronavirus. Il virus che sta facendo tremare il mondo, famoso anche con l’espressione “polmonite di Wuhan“, è scoppiato in Cina tra 2019 e 2020. I primi casi hanno coinvolto principalmente lavoratori del mercato del pesce cittadino, nel quale erano in vendita anche animali vivi. Nelle prime settimane di gennaio 2020 gli scienziati hanno isolato in questi soggetti un nuovo virus, designato 2019-nCoV (Nuovo Coronavirus 2019).

Coronavirus: è boom di fake news

Da quando altri casi di coronavirus sono stati riscontrati in persone fuori dalla Cina, è scoppiata un’isteria collettiva, in Italia e fuori. Ristoranti cinesi vuoti, parrucchieri cinesi vuoti e addirittura degli episodi di intolleranza nei confronti di persone di etnia cinese. Ad alimentare la paura collettiva, non solo le tragiche notizie che arrivano dalla Cina (ad oggi i morti sono 305), ma anche una serie di fake news, autodiagnosi e presunte soluzioni fai da te, facilmente disponibili online. Su Facebook le segnalazioni di bufale ormai non si contano più: il social più famoso del mondo però sta reagendo bene, anche forzando le solite policy che spesso si sono dimostrate dalle maglie troppo larghe. Anche perché a rischio è in gioco la salute degli utenti e alcune fake news sono davvero pericolose, come quella per cui il Coronavirus si può curare bevendo un sorso di candeggina.

La fake news del messaggio What’s App

La fake news più incredibile nel nostro Paese è stata smascherata da Bufale.net, il portale digitale che quotidianamente smentisce notizie false diffuse online. Di cosa si tratta? A fine gennaio era iniziato a circolare un messaggio What’s app inviato da un italiano in Cina che raccontava a degli amici il virus di Wuhan in una chiave ancora più drammatica rispetto a quella a cui siamo stati abituati in questi ultimi giorni. Secondo l’autore dell’audio, i morti in Cina erano stati già 9000 a cui si sommavano 700.000 casi di contagio. Numeri da pandemia a cui si aggiungeva la presunta azione repressiva dell’esercito cinese, che, sempre secondo il vocale, aveva il compito di sparare a tutti coloro che entravano/uscivano dalla città senza permesso.

La notizia, neanche a dirlo, ha fatto il giro del web, fin quando bufale.net ha contattato l’autore dell’audio che ha comunicato che aveva inviato un audio goliardico ad una cerchia ristretta di amici. Qualcuno “per scherzo“, aveva poi diffuso quel singolo audio spacciandolo per reale. Ma la frittata è fatta: una notizia falsa, messa online per gioco, ha alimentato la paura collettiva.

Cosa possiamo fare?

Il panico si percepisce dentro e fuori i social. I casi di coronavirus hanno invaso network, televisioni e giornali, portando dietro polemiche e isterie varie che sono diventate occasione di salotto nella televisione italiana. In contemporanea, però, un equipe medico italiano ha lavorato sul virus, ed è di oggi la notizia che è riuscita ad isolarlo. Questo vuol dire che sarà più semplice trovare un vaccino. Un passo da gigante che potrebbe segnare una svolta importante.

Intanto la vendita massiccia di mascherine protettive non si ferma e il panico da coronavirus continua a manifestarsi in varie forme in Italia, in alcuni casi estremi anche con episodi di intolleranza e violenza molto gravi. Alla mente tornano le tante emergenze sanitarie vissute negli ultimi anni, dall’aviaria fino alla mucca pazza, passando dalla Sars e l’Ebola.

Se è vero che non esiste una cura per la paura, è altrettanto vero che esiste qualcosa che nel nostro piccolo possiamo fare: fidarci. Seguire le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del nostro Ministero, diffidando da tutti quei piccoli rimedi casalinghi che ci fanno sentire al sicuro, ma che invece costituiscono un inganno. Pur in una società che non possiede tutti gli anticorpi necessari davanti all’informazione digitale, possiamo decidere su chi riporre la nostra fiducia. Perché in casi emergenziali tirare fuori il peggio di noi non fa bene a nessuno.