Morti all’ospedale di Saronno, in arrivo sentenza per il medico Cazzaniga

L'uomo è accusato di avere provocato la morte, attraverso appositi farmaci, di dodici pazienti, oltre a tre familiari dell'amante di allora, Laura Taroni

Saronno
Foto: Pixabay

Sono ore importanti quelle che sta vivendo Leonardo Cazzaniga, 64 anni, l’ex aiuto primario del pronto soccorso del presidio ospedaliero di Saronno, accusato di quindici omicidi: dodici di pazienti in corsia e quelli di tre familiari (il marito, la madre, il suocero) della sua amante di un tempo Laura Taroni, di Lomazzo, infermiera nello stesso reparto.

L’accusa non avrebbe particolari dubbi sul modo di agire tenuto dal medico che, in virtà del suo ruolo, non avrebbe avuto grandi difficoltà nell’avere accesso a particolari farmaci, tutti somministrati in grandi quantità per favorire il decesso. Il comportamento sarebbe stato talmente standardizzato da arrivare a definirlo “protocollo Cazzaniga”.

Determinante la segnalazione di un’infermiera, che aveva avanzato alcuni sospetti su quanto stava accadendo nella struttura. Da lì sono poi partite le indagini a carico dei due.

Cosa rischia il medico

Cazzaniga nel settembre dello scorso anno aveva ottenuto gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico nell’abitazione dei genitori, a Cusano Milanino. Pochi giorni fa però il ritorno in Carcere su decisione della Cassazione, che ha accolto il ricorso presentato dalla Procura di Busto.

L’accusa ha richiesto per il medico una condanna all’ergastolo per tutti gli omicidi contestati tranne che per il caso di uno dei pazienti, Antonino Isgrò, per il quale la perizia “super partes” disposta dalla Corte non aveva ravvisato un chiaro nesso causale fra la somministrazione dei farmaci e il decesso (si sostiene che in questo caso il fatto non sussista). Richiesta poi un’ulteriore condanna per lesioni ai danni di Massimo Guerra, marito della sua amante di un tempo, l’infermiera Laura Taroni. Chiesti per il medico l’isolamento diurno e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Di tutt’altro avviso la difesa, che ritiene necessaria l’assoluzione piena perché il fatto non sussiste, oltre alla derubricazione el reato da doloso a colposo, con le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti e l’attenuante legata a una condotta di particolare valore morale e sociale.