Michele Bravi chiede il patteggiamento a 18 mesi per omicidio stradale

Udienza a Milano per il cantante, che a novembre 2018 era a bordo di un'auto car sharing: nell'incidente è morta una donna

Michele Bravi
Foto: Wikimedia Commons - Raphael Mair)

Pochi giorni fa, in occasione dell’ultima puntata di Verissimo, Michele Bravi ha rotto un silenzio che durava ormai da mesi e ha voluto raccontare il suo stato d’animo dopo il terribile incidente che lo ha visto coinvolto nel novembre 2018 in cui è morta una donna mentre si trovava a bordo di una vettura del car sharing.

Il dolore del ragazzo, che si è fatto conoscere per la sua partecipazione a X Factor nel 2013, è ancora evidente, e non ha nascosto di essere alle prese con un percorso psicologico per provare a uscirne. Anche fare un semplice viaggio in auto per lui è ancora estremamente difficile. Ora, però, c’è anche lo strascico giudiziario di quella terribile vicenda da affrontare.

Processo al via

In mattinata si è tenuta al Milano l’udienza relativa alla causa giudiziaria di Michele Bravi, accusato di omicidio stradale. La difesa ha chiesto di patteggiare con il consenso del pm Alessandra Cerreti. Il cantante ha preferito non essere presente in aula, mentre non hanno voluto mancare i due fratelli della vittima, che hanno deciso di non costituirsi parte civile avendo accettato il risarcimento. In aula anche l’Associazione familiari e vittime della strada che invece ha inoltrato la richiesta di costituzione stanotte. Al momento non c’è ancora stato alcun pronunciamento in merito: la decisione sarà annunciata il prossimo 11 marzo.

A spiegare le motivazioni della richiesta del cantante è il suo legale, Manuel Gabrielli, che ribadisce quanto sia rimasto colpito dall’accaduto: “”Sta vivendo male, anche Michele è una vittima di questo procedimento penale perché è un reato che può capitare a chiunque potete comprendere suo stato d’animo: è distrutto. Si è sempre comportato in modo corretto anche con le persone offese che non si sono costituite parti civile e sono state risarcire dall’assicurazione. Michele gli ha scritto una lettera due, tre mesi dopo il fatto per dirgli del suo dolore, per mostrargli la sua vicinanza e il vuoto che porta con sé. La richiesta di patteggiare è una scelta personale, io avevo rappresentato la possibilità di un abbreviato condizionato ma Michele vuole poter chiudere questa vicenda Se arriviamo a una pena sospesa di un anno e sei mesi, in accordo con la procura, è perché vengono valutate una serie di dinamiche concrete”.

Importante precisare inoltre, come ha sottolineato l’avvocato, che nel corso della perizia, “non è emersa alcuna manovra vietata”.