Finlandia, la proposta della premier: meno lavoro, ma stesso stipendio

Meno ore lavorative, ma più tempo da dedicare alla famiglia e maggiore produttività. questo lo scopo del primo ministro

Finlandia
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“Scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare nemmeno un giorno nella tua vita”, diceva Confucio. Un detto che puntava a sottolineare come possa diventare importante trovare un’occupazione che ci possa dare una soddisfazione, non solo a livello di guadagni ma anche nel compito che si è chiamati a svolgere quotidianamente. Un’obiettivo però non semplice da raggiungere, soprattutto in una fase di crisi come quello attuale.

In Finlandia sembrano però essere propensi ad applicare questo principio in una maniera particolare: fare in modo che si lavori per vivere e che non si viva per lavorare. Come farlo? Lavorare è certamente importante per guadagnarsi un’indipendenza economica, ma non deve essere preponderante nella nostra esistenza, ovvero senza togliere spazio ad altri aspetti mportanti della nostra esistenza.

La proposta rivoluzionaria del premier

In Finlandia sembrano essere al centro di una nuova era: una premier giovanissima (34 anni) e donna, Sanna Marin, cresciuta da due mamme, la sua mamma biologica e la compagna di lei. Complice l’età, la donna sembra essere portatrice di idee che possano certamente portare benessere al Paese (“Abbiamo ancora molto lavoro da fare” – aveva detto al momento dell’elezione), ma senza trascurare la tutela delle persone.

Proprio questo principio sembra essere alla base della sua ultima proposta: bilanciare il rapporto tra il tempo passato al lavoro e quello dedicato agli affetti familiari. Questo, secondo il Primo Ministro, sarebbe possibile riducendo la settimana lavorativa a soli quattro giorni per sei ore quotidiane. Ma, soprattutto, particolare, non da poco, senza alcuna influenza sullo stipendio che si andrebbe a percepire.

Lo scopo dell’iniziativa sarebbe proprio quello di portare avanti la propria attività professionale, ma senza per questo trascurare gli affetti. “Credo che le persone si meritino di passare più tempo con le loro famiglie, con quelli a cui vogliono bene e di coltivare i loro hobby e altri aspetti della vita, come la cultura” – ha detto la Marin.

Meno ore ma massimo rendimento

La Marin è inoltre convinta che una diminuzione delle ore lavorate non comporterebbe comunque risultati inferiori. Grazie al supporto della tecnologia, infatti, le aziende riuscirebbero a ottenere comunque gli obiettivi da raggiungere.

A beneficiarne sarebbero quindi i dipendenti: una minore stanchezza da lavoro permetterebbe infatti di avere una maggiore produttività. Anche la necessità di assentarsi per malattia diventerebbe più bassa.

E in Italia?

La proposta avanzata dal premier finlandese mette in evidenza ancora una volta quanto i Paesi scandinavi abbiano compreso bene quanto il rendimento sul lavoro possa essere migliore se si presta maggiore attenzione anche al benessere di chi lo deve svolgere. in Svezia, ad esempio, già dal 2015 la giornata lavorativa ha una giornata di sole sei ore.

In Finlandia, in attesa di capire se la proposta dovesse prendere piede, si è già comunque piuttosto avanti. Difficilmente, infatti, si lavora più di 30 ore a settimana. Un trend che viene perseguito anche dalla maggior parte degli Stati dell’Unione Europea.

Italia,Grecia ed Estonia, sembrano invece al momento un’eccezione nel panorama attuale. Gli italiani lavorano in media 33 ore alla settimana, sette in più rispetto alla Germania.

Uno scenario di questo tipo non può che portare a riflettere molti nostri connazionali, ma allo stesso tempo non fa che tornare alla ribalta un dibattito di cui si parla frequentemente e che coinvolge soprattutto i commessi, insoddisfatti all’idea di dover prestare servizio anche nei giorni festivi. I pareri a riguardo sono discordanti: c’è chi ritiene ormai necessario fare in modo che le attività commerciali restino aperte 24 ore su 24 per soddisfare le esigenze di chi ha orari flessibili, mentre c’è chi ritiene che sia per loro necessario poter trascorrere la domenica con i familiari, ma non tenendo conto come ci siano altre categorie che potrebbero averne l’esigenza.