Vannini, nuovo schiaffo ai genitori: chieste le tasse su un risarcimento mai avuto

Ora anche lo Stato non sembra avere scrupoli nei confronti dei genitori di Marco Vannini: devono versare le tasse su un risaricmento mai ottenuto dai Ciontoli

Vannini
Marco Vannini con i genitori

La morte di Marco Vannini, avvenuta ormai più di quattro anni fa mentre si trovava a casa della fidanzata Martina Ciontoli, è stato sicuramente uno dei fatti di cronaca che ha fatto maggiormente discutere negli ultimi anni. Gran parte dell’opinione pubblica ha infatti finito per condannare duramente l’operato di tutta la famiglia Ciontoli, che ha finito per chiamare i soccorsi dopo diversi minuti dal momento in cui il giovane era stato ferito da un colpo di pistola. Ma non solo: in un primo momento si è anche taciuto il reale motivo del ferimento, sottolineando che il ragazzo si era fatto male con un pettine a punta nel timore che questo potesse danneggiare la carriera di Ciontoli sr., agente dei servizi segreti.

A generare ancora più sdegno è stata poi la condanna nei confronti di tutte le persone presenti quella tragica sera: 14 anni per omicidio volontario ad Antonio Ciontoli, tre anni per omicidio colposo a moglie e figli; poi ridotta a cinque anni per omicidio colposo al capofamiglia (confermate le decisioni per i familiari).

Lo sdegno però non sembra destinato a finire. Ora i Vannini dovrebbero addirittura pagare le tasse per un risarcimento che finora non è mai arrivato.

Un dolore senza fine

Perdere il tuo unico figlio è certamente un dramma, ma lo diventa ancora di più se questo avviene mentre si pensava che fosse a casa di quella che considerava la sua seconda famiglia, quella della fidanzata, che avrebbe quindi dovuto proteggerlo in caso di difficoltà. Questa è invece la situazione che stanno vivendo Marina e Valerio Vannini, i genitori di Marco, morto il 18 maggio 2015 a Ladispoli, vicino a Roma. Impossibile non sentirsi vicino a loro, che non solo sono costretti a convivere con un dolore senza fine, ma che continuano ancora a chiedersi cosa davvero sia accaduto in quella terribile domenica.

La voglia di avere giustizia è quindi fortissima, anche se inevitabilmente questo non potrà riportare da loro un ragazzo che se n’è andato a soli vent’anni. L’unica speranza ora è legata alla Cassazione, che si pronuncerà il prossimo febbraio: la Suprema Corte però non può entrare nel merito e il timore che possa esserci la conferma delle condanne, ritenute troppo lievi, emesse in appello è forte.

Una nuova beffa per i Vannini

In attesa del pronunciamento della sentenza definitiva, i Vannini sono ora costretti a dover gestire una nuova delusione, che suona quasi come uno schiaffo per chi come loro contina a essere convinto di essere vittima di una profonda ingiustizia.

I genitori di Marco sono infatti chiamati ora a pagare le tasse per un risarcimento non ancora arrivato. A rivelare l’accaduto è il loro avvocato: ” Lo Stato non regala nulla ai genitori di Marco – ha spiegato lil legale che li tutela, Celestino Gnazi – dal momento che hanno dovuto anticipare le imposte pagando all’Agenzia delle entrate il modello F24 a titolo di tassazione per un provvedimento del giudice legato all’esecuzione relativo al pignoramento dello stipendio e del Tfr di Antonio Ciontoli“.

Una situazione di cui i Ciontoli erano ben consapevoli. Nell’ultima puntata de Le Iene, infatti, sono andate in onda alcune intercettazioni in cui Maria Pezzillo, la moglie di Antonio Ciontoli, era intenta a riferire alla banca di voler chiudere il conto corrente intestato al marito per aprirne un altro a suo nome. “Dovremmo lasciare il conto che abbiamo a nome di mio marito e aprirne un altro intestato a me su cui portare i nostri soldi”. Una conversazione che risale al 27 maggio 2015, a soli dieci giorni dalla morte del ragazzo, un periodo in cui molti particolari non erano ancora venuti a galla, ma a casa Ciontoli erano evidentemente già consapevoli di quello che poi sarebbe accaduto.