Garlasco, DNA di Sempio prelevato senza consenso: chiesta archiviazione

La difesa di Alberto Stasi aveva prelevato inconsapevolmente il DNA ad Andrea Sempio, fratello della vittima, che aveva presentato esposto per violazione della privacy, ma la Procura non è d'accordo

Garlasco
Alberto Stasi, in carcere per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi

A distanza di nove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nella villetta in cui abitava con i genitori a Garlasco, in provincia di Pavia, il caso, almeno sul piano giudiziario sembra ormai concluso. Il fidanzato della giovane, Alberto Stasi, sta infatti scontando una condanna a 16 anni di carcere, pur avendo sempre proclamato la sua estraneità ai fatti. Qualche tempo fa, però, la situazione sembrava essere destinata a cambiare in seguito a un’iniziativa portata avanti dalla difesa del ragazzo: si era infatti arrivati a prelevare il DNA di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima dopo che si era trovato in un bar per bere un caffè. Ad alimentare i sospetti su Sempio erano state anche alcune chiamate di pochi secondi che il ragazzo aveva fatto a casa di Chiara ben sapendo che il fratello non era presente perché si trovava lontano per una breve vacanza. Dopo qualche mese di attenzione su di lui, anche sul piano mediatico, si è poi arrivati all’archiviazione.

L’atteggiamento dei legali del condannato non aveva mancato però di suscitare polemiche soprattutto perché Sempio aveva denunciato una violazione della sua privacy mentre stava semplicemente portando avanti la sua vita. A prendere posizione sull’accaduto ora è la Procura di Milano, ma anche questa mossa potrebbe essere destinata a fare discutere.

La decisione della Procura di Milano

I sospetti su Alberto Stasi, che ora sta scontando una condanna in via definitiva per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, sono nati quasi subito. A finire nell’occhio del cliclone anche il suo atteggiamento, da molti ritenuto freddo, al momento del ritrovamento del corpo. Molti infatti non erano rimasti convinti dall’atteggiamento del ragazzo non appena aveva contattato i carabinieri: in quella telefonata aveva addirittura detto di non essere sicuro della morte della giovane, anche se poi aveva provato a giustificare il suo modo di agire sottolineando di essere rimasto terrorizzato dalla scena che si era inaspettatamente trovato di fronte.

Gli indizi che erano maturati nei suoi confronti non gli hanno però impedito di finire in carcere, nonostante due iniziali sentenze di assoluzione. Ancora adesso non è arrivata da parte sua alcuna ammissione, anche se proprio recentemente Le Iene hanno fatto emergere un suo possibile alibi che potrebbe cambiare le carte in tavola.

La difesa di Alberto non si mai arresa e aveva infatti iniziato a nutrire sospetti su Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara e frequentatore della casa, finito nel registro degli indagati in una nuova inchiesta dopo che era stata rilevata una corrispondenza tra il dna ritrovato sotto le unghia di Chiara e quello di Andrea Sempio. L’archiviazione della sua posizione non era però bastata a Sempio che, come riporta il Corriere della sera, aveva presentato un esposto per il modo di agire dei legali sottolineado di avere subito una violazione della sua privacy. Questo ha così portato a una nuova inchiesta ai danni del difensore di Stasi e della “Skp Investigazioni srl” su richiesta della gip Elisabetta Meyer. Il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale ha però richiesto l’archiviazione per entrambi.

Le motivazioni

La presa di posizione della Procura potrebbe però essere destinata a fare discutere.

Si sottolinea innanzitutto che la procedura, nonostante sia stata eseguita senza il consenso di Sempio, sarebbe stata “non invasiva e non lesiva della sua integrità personale” poiché il materiale biologico sarebbe stato prelevato su “la tazzina di caffè e il cucchiaino presso il bar dove erano stati lasciati da Sempio, mentre la bottiglietta di plastica veniva recuperata da un sacchetto di rifiuti gettati da Sempio in un cassonetto dell’ipermercato”. Secondo il pubblico ministero il materiale sarebbe stato quindi “già separato” da Sempio e “lontano dalla sua disponibilità, senza alcuna modalità coattiva, né con violenza, né contro la sua volontà, senza incidenza sulla sua sfera di libertà”.

Si precisa inoltre che i detectives della difesa di Alberto Stasi avrebbero trattato i dati genetici dell’amico del fratello di Chiara Poggi per finalità esclusivamente “connesse all’investigazione difensiva e per il tempo strettamente necessario“.

Il legale di Sempio, l’avvocato Massimo Lovati, si è però opposto alla richiesta di archiviazione per l’assenza di garanzie sulle modalità di prelievo e conservazione dei reperti. Ora la decisione definitiva spetta al gip.