Caso Yara, ora anche la famiglia vuole vederci chiaro

La difesa di Massimo Bossetti, condannato all'ergastolo per l'omicidio della ragazzina, non si arrende ma anche la famiglia della ragazzina ritiene che non tutto sia ancora emerso

Yara Gambirasio e Massimo Bossetti

Massimo Bossetti non si arrendere e continua a ribadire dal carcere, dove si trova ormai da cinque anni e mezzo, la sua innocenza. Il carpentiere di Mapello, nonostante tre condanne all’ergastolo, ha sempre sottolineato di essere estraneo all’omicidio di Yara Gambirasio e si è sempre affidato al suo pool difensivo nella speranza che possano far emergere quella che lui ritiene sia la verità.

Negli ultimi tempi, però, la situazione si è decisamente ingarbugliata dopo che la moglie Marita ha iniziato ad affidarsi a un nuovo pool nella speranza che davvero la situazione possa cambiare. La situazione è emersa solo ora, ma il gruppo sarebbe al lavoro ormai dallo scorso gennaio. Questa scelta, però, non sarebbe caldeggiata in modo così positivo dallo stesso Bossetti, che ha inviato due lettere di diffida, una ai nuovi avvocati, e una a Carlo Infanti, unico membro del team di cui per ora si conosce il nome.

Nonostante una sentenza ormai passata in giudicato, ulteriori novità potrebbero comunque essere in arrivo.

Anche la famiglia Gambirasio chiede chiarezza

Fino ad ora la famiglia Gambirasio si è sempre tenuta in disparte: ad eccezione di alcuni eventi si beneficienza organizzati in nome della figlia, non sono mai arrivate dichiarazioni ufficiali. A farsi portavoce della posizione dei parenti sono stati sempre gli avvocati.

Ora però la situazione sarebbe cambiata. Come riporta il settimanale Oggi, anche gli avvocati di parte civile vorrebbero capire se tutte le indagini che si sono svolte in questi anni siano avvenute in modo corretto. L’avvocato Andrea Pezzotta, infatti, ha addirittura anticipato i difensori di Bossetti e 48 ore prima del deposito della loro istanza, sabato 7 dicembre ha depositato in Corte d’Assise una propria richiesta in cui ha indicato la volontà che i reperti vengano custoditi e conservati in maniera corretta. È inoltre necessario, a detta del legale, che ne sia inibita la distruzione e siano disponibili a «un accesso e una ricognizione» fatti alla presenza di tutte le parti in causa.

È importante comunque precisare che questo modo di agire non sarebbe legato all’idea che Bossetti sia innocente, ma che forse le cose non siano andate come finora emerso nel corso dei processi. “Sulla responsabilità di Bossetti non ho dubbi. Si potrebbe discutere su altri aspetti e porsi magari una domanda: ha fatto tutto da solo? Oggi con quel che abbiamo è impossibile rispondere“.

Ma non è finita qui. In questo caso si è mossa anche la pm Letizia Ruggeri, che aveva richiesto la confisca dei reperti, proprio non appena era venuta a sapere di cosa stavano facendo Salvagni e Camporini. Ma questa rivendicazione è stata respinta.

E Marita cosa fa?

Ormai da tempo anche Marita Comi, moglie di Bossetti, ha preferito restare in disparte, anche se, evidentemente, tutt’altro che inoperosa.

Ora è lei stessa a chiarire la sua posizione attraverso una lettera inviata a Quarto Grado: ” E’ mio completo e assoluto diritto come moglie ma soprattutto come madre – scrive Marita – nominare a mio nome altri avvocati e consulenti che possano svolgere indagini difensive riguardo alla vicenda che ha drammaticamente colpito la nostra famiglia”. Marita ribadisce di essere convinta dell’innocenza del marito e scrive: “Non c’è mai stata da parte mia l’intenzione di intralciare le indagini del pool difensivo che rappresenta mio marito, semplicemente era una mia necessità quella di sentire ulteriori pareri, da altri avvocati, dopo aver assistito impotente alle tre condanne che Massimo ha ricevuto”.

Importante la precisazione in merito al pensiero del marito: “Massimo, a differenza di quanto da lui stesso dichiarato, era a conoscenza e consapevole sin dal principio della mia collaborazione con nuovi avvocati e consulenti”