Tutti i post “pro-terrorismo” del marito della “sardina con il velo”

Sabato 14 dicembre Nibras Asfa, la "sardina con il velo", ha parlato dal palco allestito in occasione della manifestazione del Movimento a Roma.

Sardine, le parole di Nibras
Sardine, le parole di Nibras (foto Youtube)

Sabato 14 dicembre Nibras Asfa, la “sardina con il velo”, ha parlato dal palco allestito in occasione della manifestazione del Movimento a Roma. Subito è diventata la protagonista sulle prime pagine dei giornali, alcune volte in negativo, altre volte in positivo. Noi di CiSiamo.info, per dovere di cronaca, abbiamo difeso Nibras quando ha ricevuto una serie di insulti social. Però, per lo stesso dovere, abbiamo l’obbligo di riportare anche la verità dietro i post che alcuni ritengono inneggianti ad Hamas e al terrorismo del marito della sardina, Suleiman Hijazi.

Tutti i post pro-terrorismo del marito della “sardina con il velo”

In questi giorni, qualche post dubbio è emerso. Questo, di fatto, è il prezzo da pagare per chi è iscritto sui social e che poi vuole entrare in politica: vedersi analizzato tutto il suo passato.

Dopo alcuni post inneggianti ad Hamas e a segnalazioni di una sua collaborazione con l’Abspp (vicina allo stesso Hamas), mostrati da Il Giornale e riportatati anche da noiSuleiman Hijazi si era difeso così: “È da ieri pomeriggio che io e mia moglie riceviamo provocazioni e insulti di tutti i colori, tante accuse, a cui sono anche abituato, ma questa volta hanno esagerato. Sono stato accusato di appartenere a Hamas e di sostenere il terrorismo islamico”.

E il marito di Nibras continua: “Io sono di Hebron. Una città che ha visto il peggio dell’occupazione israeliana. Io non faccio altro che informazione su quello che vive il mio popolo e che viene spesso oscurato dai media, e di questo vado orgoglioso e continuerò a farlo senza timore. Però ciò non significa che faccio parte di un partito politico né sostenitore di Hamas, perché credo fortemente che chi fa informazione debba essere imparziale e oggettivo“.

I post incriminati

Veniamo ora agli altri post incriminati. Nel 2014, Hijazi scriveva: “Rapiti perché ebrei. Eh no. Premesso che è squallido confondere deliberatamente e per l’ennesima volta Ebraismo e Sionismo – due concetti molto diversi -. Quei ragazzi erano coloni. Coloni. Premesso che ancora non è dato sapere chi li abbia rapiti, i tre erano certamente consapevoli (no doubt, ma l’arroganza e l’onnipotenza ti porta a fare quello che vuoi) che camminando in Territori palestinesi stavano infrangendo l’articolo 49.6 della quarta convenzione di Ginevra, oltre a una serie di risoluzioni di diritto internazionale”.

E ancora: “I tre ragazzi con la faccia da occidentali rapiti fanno ben più presa dei soliti palestinesi privati quotidianamente dei diritti più elementari”.

L’accusa che si può muovere Suleiman Hijazi, dunque, alla luce dei post per ora ripescati, non può essere quella di aver fatto parte di Hamas, o di sostenere il terrorismo. Al limite l’accusa può essere quella, comunque grave, di non essersi distanziato né troppo da Hamas, né troppo dal terrorismo.

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