Bossetti, arriva la diffida al pool difensivo ingaggiato dalla moglie

Bossetti

Massimo Bossetti non si arrende: nonostante la condanna confermata in Cassazione, continua a professare la sua innocenza a e a gridare a gran voce di non avere ucciso Yara Gambirasio. Nemmeno il responso negativo della Corte Europea di Strasburgo lo ha ha fatto desistere e invita i suoi avvocati a non mollare e a fare il possibile per dimostrare la sua estraneità a un delitto così grave.

Negli ultimi tempi, però, la situazione si è decisamente ingarbugliata. Prima il parere positivo della Procura che aveva consentito di poter esaminare i reperti con l’obiettivo di progettare una possibile revisione, poi il parziale dietrofront in cui veniva concessa solo una “ricognizione” e non un’analisi vera e propria. E non è finita qui. La moglie dell’uomo, Marita Comi, avrebbe ormai da qualche mese ingaggiato un nuovo pool difensivo “parallelo” nella speranza che loro possano aiutarla a cambiare le carte in tavola.

Bossetti contro Marita?

Credere nell’innocenza del proprio marito e papà dei tuoi tre figli di fronte a tre condanne all’ergastolo non è mai semplice. Marita Comi, moglie di Massimo Bossetti, nonostante qualche dubbio iniziale lo ha però fatto e ha deciso di non abbandonarlo, ma anzi continua a fargli regolarmente visita in carcere.

Ma non è finita qui. La donna, forse stanca di anni di battaglie, sarebbe arrivata a ingaggiare un nuovo pool difensivo per poter dimostrare l’innocenza del carpentiere. Al momento resta top secret il nome dei componenti, l’unica certenza riguarderebbe Carlo Infanti, autore in passato del libro “In nome del popolo italiano”, in cui aveva cercato di indicare alcuni degli indizi che scagionerebbero il muratore di Mapello.

L’idea però non sarebbe stata accolta in modo favorevole dal detenuto, che vorrebbe continuare a farsi difendere dal duo Salvagni-Camporini e dai loro collaboratori.

Una dura presa di posizione

Ancora una volta Bossetti ci tiene quindi a fare sapere il suo pensiero direttamente dal carcere e conferma la fiducia nei confronti di chi in questi anni si è speso con fatica per lui.

Anzi, ha inviato una sua diffida ad avvocati e consulenti, che per ora operano nel massimo riserbo. “Non ho mai autorizzato mia moglie a decidere della mia vita – si legge nelle lettere che sono state mostrate nel corso della trasmissione Iceberg in onda ieri sera su Telelombardia, dove era presente anche il consulente Ezio Denti . ho appreso da mia moglie Marita Comi che la stessa ha firmato una nomina a vostro favore contrariamente alla mia volontà. Gli unici avvocati che possono lavorare sul mio caso sono l’avvocato Salvagni e l’avvocato Camporini. Vi diffido pertanto dal compiere qualsivoglia attività processuale o extraprocessuale nonché eventuali indagini difensive in mio favore. Mi riservo di valutare il vostro comportamento e se del caso denunciarlo in ogni sede agli organi competenti”.

C’è inoltre una lettera inviata direttamente proprio ad Infanti: “ Egregio signor Infanti, ho recentemente appreso che si sta occupando del mio caso. Non capisco a quale titolo non avendo ricevuto da me alcun incarico in tal senso. Non ho autorizzato nessun altra persona, nemmeno mia moglie, ad assumere decisioni in tal senso così importanti per la mia vita. Le intimo pertanto di cessare qualsivoglia attività con effetto immediato, diversamente la denuncerò alle autorità competenti’‘.

In realtà, come indicato dall’avvocato Taormina, che era presente in collegamento, in virtù dell’articolo 632 del Codice di Procedura Penale, la moglie di un condannato ha pieno titolo, se lo ritiene opportuno, di agire in prima persona e nominare un nuovo pool difensivo. Anche se, a livello deontologico, non sarebbe del tutto corretto muoversi senza avvisare chi è ancora titolare di un incarico.