Sardine: dalle piazze alla televisione

Mattia Santori, leader del movimento delle Sardine, ultimamente è più in tivù che in piazza. È giusto che questo movimento nato nell'anima delle città, sia già finito al macero del tornello televisivo?

«Noi abbiamo riempito le piazze in un’epoca in cui le piazze erano vuote e prive di contenuto sociale e politico». È una frase che le Sardine ripetono sempre, in qualsiasi circostanza. Un vanto, giustamente, che si portano appresso come il cartello “Sciopero scolastico per il Clima” con cui manifestava Greta Thunberg.

Il movimento cittadino nato in Emilia-Romagna per “combattere” il vento di destra che sta per abbattersi sulla regione di centro Italia, si è sempre mostrato di sinistra, amante della democrazia, dell’inclusione e ha sempre, fino a questo momento, ribadito come non ci fosse bisogno di creare un partito ma piuttosto che sia una bandiera politica già esistente a considerare le loro parole e a decidersi a rappresentarle. Tutto coerente.

Poi però arrivano gli inviti in televisione. E qui, forse, arrivano le prime disillusioni. Certo, un invito è un invito. Punto. Però, a mio avviso, avrebbero dovuto attendere e farsi desiderare ancora un po’ perché nonostante i bei faccini, le belle parole e la voglia di far cambiare aria a questa politica, alla fine, cosa è rimasto di tutte le comparsate in tivù?

Solo in questi ultimi giorni le Sardine e il suo rappresentante Mattia Santori sono stati a DiMartedì di Floris su La7, a Che tempo che fa di Fazio su Rai1, a Otto e Mezzo con Lilli Gruber, sempre su La7 e probabilmente qualche altra comparsa che mi sarò perso. Insomma, in questi ultimi giorni sono stati in televisione più di Salvini, che è tutto dire. Lo ripeto, che è tutto dire.

È vero, le piazze non arrivano a tutti, le piazze sono solo in piazza. Sembra banale dirlo, ma è così. E quello che si dice lì, rimane lì. Sono poi i media a riportare quanto successo, ognuno coi metodi e i modi che predilige e il cittadino che vuole informarsi ma non va in piazza non può conoscere bene le opinioni, le posizioni, le parole di questo movimento. E quindi, di conseguenza, non può farsi un’idea. E su questo, siamo d’accordo.

Però, allo stesso tempo, sono particolarmente propenso a credere che esporsi così presto mediaticamente attraverso la tivù possa essere un’arma a doppio taglio per i ragazzi delle Sardine che vedono il leader nella figura rappresentativa Mattia Santori che, da Fazio, ha dichiarato «non vedo l’ora di tornare a fare una vita tranquilla». Per me questa frase è emblematica. Dice tutto. Dice che non vogliono entrare in politica, ma parlare ai politici per cambiare il sistema e la casta da fuori e non da dentro. Ancora di più, quindi, penso che le Sardine avrebbero dovuto aspettare ad accettare gli inviti in tivù, consacrando ancora di più la loro posizione antipartitica e coinvolgente con sempre più persone e sempre più città senza particolari slogan, senza media, senza annunci ma solo con il potere delle piazze e del passaparola.

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