Michela Brambilla porta un maiale a Montecitorio: “Per smuovere le acque”

Michela Vittoria Brambilla, ex Ministro per il Turismo sotto il Governo Berlusconi IV, ha portato un maiale davanti a Montecitorio.

Michela Brambilla porta un maiale a Montecitorio
Michela Brambilla porta un maiale a Montecitorio

Michela Vittoria Brambilla, ex Ministro per il Turismo sotto il Governo Berlusconi IV, ha portato un maiale davanti a Montecitorio. Le foto della passeggiata, pubblicate sulla pagina Facebook dell’ex Ministro, hanno subito fatto il giro dei principali giornali e catturato l’attenzione di molti. La Brambilla, presidente della Lega italiana per la difesa degli animali, ha voluto, con questo gesto, accende i riflettori sulle due proposte di legge a sua firma per la protezione dei suini. L’ex Ministro si sta battendo anche per imporre l’obbligo di videosorveglianza nei macelli e negli allevamenti industriali.

Michela Brambilla porta un maiale a Montecitorio

E’ ora di affrontare seriamente il problema di una vita, quella di tutti gli animali intrappolati – ha dichiarato Michela Brambilla. Li trattiamo come “fossero macchine o materie prime, nelle catene di montaggio delle filiere alimentari di massa. Una vita che della vita ormai ha poco o nulla. Basta con le fabbriche di carne senza il minimo rispetto per gli animali”.

Come prova di quello che sostiene, l’ex Ministro ha portato una serie di immagini nella sala stampa della Camera. “Certi orrori – spiega – sono ormai ben documentati. Il caso dei maiali in Italia, allevati al 99 per cento con metodi intensivi, è emblematico. Ciò nonostante, ai problemi, etici e igienici, posti da questi allevamenti la politica non dà risposte. Né a livello europeo (sarà interessante conoscere la posizione della nuova Commissione sull’Iniziativa dei cittadini per l’abolizione delle gabbie, che ha raccolto circa 1,6 milioni di firme) né a livello nazionale”.

La proposta di legge

Con il mio progetto di legge sulla protezione dei suini (Ac 2285) – continua – intendo smuovere le acque formulando alcune proposte concrete”. Innanzitutto “il divieto di allevare in gabbia le scrofe gravide e in allattamento”. Poi “di praticare la castrazione chirurgica dei suinetti, di effettuare interventi di mozzamento di una parte della coda e di riduzione degli incisivi dei lattonzoli e delle zanne dei verri se non effettuati da un medico veterinario, con anestesia e somministrazione prolungata di analgesici”.

Il testo stabilisce inoltre che i controlli annuali sul rispetto delle norme non riguardino “un campione statisticamente rappresentativo dei vari sistemi di allevamento“. Dovranno infatti coinvolgere “il 70 per cento dei suini allevati. Si tratterebbe nel complesso di una vera e propria rivoluzione. Oggi una scrofa d’allevamento trascorre buona parte della propria vita in gabbie che impediscono qualsiasi movimento, che quasi il 100 per cento dei suinetti subiscono il taglio della coda e il 93 per cento la castrazione chirurgica (nel 97 per cento dei casi senza anestesia e analgesia). Non si sa a quanti lattonzoli o verri siano ridotti gli incisivi“.

Redazione CiSiamo
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