Rigopiano: archiviate le accuse per 22 indagati, salvi anche ex Governatori

Il gip del tribunale di Pescara Nicola Colantonio ha deciso di archiviare le accuse per 22 indagati nell'inchiesta sul disastro di Rigopiano.

Tragedia di Rigopiano
La valanga travolse l'hotel provocando 29 vittime

Il gip del tribunale di Pescara Nicola Colantonio ha deciso di archiviare le accuse per 22 indagati nell’inchiesta sul disastro di Rigopiano. Tutto iniziò il 18 gennaio del 2017, quando una valanga travolse l’albergo provocando la morte di 29 persone. Tra gli altri indagati, come riporta l’Adnkronos, è stata disposta l’archiviazione per gli ex presidenti della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi.

Rigopiano: archiviate le accuse per 22 indagati

Non si è fatto attendere il commento indignato del Comitato Vittime di Rigopiano: “Apprendiamo con sommo dispiacere delle decisioni del gip Colantonio. Pur rispettando e accettando con rispetto tale dispositivo, ci sentiamo in dovere di continuare la nostra battaglia a sostegno dei famigliari che ci hanno creduto e che si sono opposti alle richieste di archiviazione. Per noi non è una sconfitta perché leggendo bene le motivazioni ci sono ottimi spunti giurisprudenziali per ritenere che le nostre idee sui fatti erano fondate”.

“Né io, né i colleghi del mio team, gli avvocati Gabriele Germano, Massio Reboa, Silvia Rodaro, Maurizio Sangermano e Roberta Verginelli, avevamo proposto opposizione all’archiviazione per alcuni indagati – dichiara l’avvocato Massimo Reboa, legale di alcuni familiari delle vittime di Rigopiano -. Questo perché “condividevamo e condividiamo sul punto le posizioni della Procura della Repubblica di Pescara. Quindi non siamo stupiti dell’ordinanza odierna del gip Nicola Colantonio”.

Qualche perplessità l’abbiamo, viceversa, sul giudizio assolutorio formulato nei confronti dell’ex presidente della Giunta regionale dell’Abruzzo, Luciano D’Alfonso – continua il legale -. Perché, avendo dichiarato formalmente lo stato di emergenza in data 12 gennaio 2017, avrebbe dovuto essere informato formalmente dal sindaco di Farindola della situazione delle turbine nel Vestino. Come ho affermato in aula, D’Alfonso era una sorta di re delle turbine e, quindi, sul punto le indagini, a nostro avviso, andavano approfondite. L’ordinanza di archiviazione non deve lasciare sogni tranquilli all’onorevole D’Alfonso. Infatti le indagini difensive degli avvocati e dei giornalisti d’inchiesta hanno portato, negli ultimi giorni, a scoperte molto importanti. Quindi, in presenza di nuovi elementi, il fascicolo a carico dell’ex Presidente potrebbe riaprirsi”.

Il commento del papà di Di Stefano

Non è mancato nemmeno il commento del Papà di Di Stefano: “Comincio a pensare che alla fine la colpa sarà di chi stava in hotel. Di chi lavorava a Rigopiano e di chi c’è andato in vacanza. Ho appena saputo che il giudice ha accolto la richiesta di archiviazione nei confronti di tutti i funzionari della regione, della Acquaviva, e anche dei tre personaggi che ci hanno fatto credere che Stefano era vivo, uccidendolo due volte. Questa archiviazione è un colpo che fa molto male“.

E ancora: “Per quello che riguarda me e la mia famiglia, non ho parole. Mi sento preso per il culo dalla giustizia. Sembra che dovrei essere io a chiedere scusa a Provolo e alla Chiavaroli, perché loro ci hanno detto e confermato che Stefano era vivo solo per compassione, per darci conforto. Ma stiamo scherzando? Ma veramente un Giudice può dire una cosa del genere a dei genitori che per quattro giorni hanno creduto che il figlio fosse vivo? Non hanno commesso errore perché erano in buona fede? E noi, allora? Noi non dobbiamo più credere a nessuno, perché se le autorità ci dicono una cosa, dobbiamo pensare che può essere anche il contrario, che può essere un errore in buona fede“.

Redazione CiSiamo
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