Tribunale dà ragione a Salvini, l’ammiraglio: “Ora porti chiusi, niente scuse”

Oggi è stata battuta la notizia che il Tribunale dei Ministri ha dato ragione a Salvini in merito all'assegnazione dei porti per le avi Ong. In proposito parla l'ammiraglio Nicola De Felice.

Ammiraglio Nicola De Felice
Ammiraglio Nicola De Felice

Oggi, mercoledì 27 novembre, è stata battuta la notizia che il Tribunale dei Ministri ha dato ragione a Salvini in merito all’assegnazione dei porti per le avi Ong. Ovviamente la notizia non ha mancato di suscitare polemiche: con da una parte i sostenitori del leghista che esultano, e con dall’altra i suoi detrattori che attaccano la decisione del Tribunale.

Tribunale dà ragione a Salvini, l’ammiraglio: “Ora porti chiusi, niente scuse”

In questo contesto entra a gamba tesa anche l’ammiraglio Nicola De Felice, sentito dal Primato Nazionale. “Se una nave di una Ong olandese e battente bandiera olandese prende a bordo immigrati illegali in acque Sar libiche, gli immigrati vanno trasportati nel Paese della nave, che è l’Olanda – spiega l’ammiraglio. “Il porto sicuro più vicino, se non è Tripoli, è uno dei tanti porti sicuri della Tunisia. E comunque se le Ong tengono gli immigrati a bordo 10-15 giorni in attesa di sbarcare in Italia, andassero nel Paese di provenienza. La Ocean Viking è una nave da 76 metri, di tremila tonnellate, con a bordo medici e ogni struttura necessaria per la lunga navigazione: può tornare benissimo da dove è venuta, in nord Europa. Oppure andassero in Francia: ad Ajaccio, in Corsica, ci arrivano in 12 ore“.

Poi l’affondo all’attuale Governo: “La domanda viene spontanea: come mai il governo attuale continua a far sbarcare le navi Ong battenti bandiere di altri Stati in Italia? Alla luce della decisione del tribunale dei ministri, è il governo Conte bis che non si sta attenendo alle direttive internazionali“.

“Ogni nave, mercantile o militare, pubblica o privata, ha una bandiera a riva – continua l’ammiraglio -. Che non è una bandiera di cortesia, non è uno straccio, bensì sancisce la dipendenza sostanziale dallo Stato che consente all’imbarcazione di navigare. Senza quella bandiera, la nave non può navigare. Questo è un concetto fondamentale: significa che vale l’ordinamento giuridico dello Stato che consegna quella bandiera a quella nave. Quando una nave viene iscritta al registro delle navi di un singolo Stato – da noi si chiama Rina, Registro italiano navale – deve rispondere alle leggi di quello Stato, anche in caso di infrazioni penali. Chi detta legge a bordo è lo Stato di bandiera“.

In pratica, quindi, “una nave è territorio giuridicamente riconosciuto di quello Stato che ha permesso alla nave di avere quella bandiera a bordo”.

“Porto sicuro”

L’ammiraglio continua attaccando la definizione di “porto sicuro” delle Ong. “La Legge del mare dice che in caso di naufraghi una qualsiasi nave ha l’obbligo di prestare soccorso. E ripeto, stiamo parlando di naufragio: nave colata a picco. Ebbene, se c’è una nave che ha a bordo dei veri e propri naufraghi deve andare al posto più vicino, per prestare i soccorsi sanitari ai naufraghi. E non perché deve avere asilo politico“.

Ma dunque quali sarebbero i porti sicuri? Nicola De Felice spiega: “I porti sicuri più vicini alle acque Sar libiche non sono certo quelli italiani ma quelli della Tunisia. Ci vanno navi da crociera con migliaia di turisti occidentali ogni settimana. C’è l’imbarazzo della scelta: Sfax, Gabes, Susa, Port El Kantaoui, Gerba, La Goulette. Se qualcuno mi dice che la Tunisia non è sicura me lo deve mettere per iscritto…

Redazione CiSiamo
La Redazione di CiSiamo.info è pronta a parlarvi di attualità, cronaca, politica, spettacolo, sport, cultura, cercando sempre di portare alla vostra attenzione i fatti più interessanti e più rilevanti che la contemporaneità ci mette davanti. Siamo pronti a far scorrere le dita sulle nostre tastiere. Noi Ci Siamo, e voi? Seguiteci sui social.