Ponte Morandi, anche il ministero era a conoscenza dei rischi

Un documento del 2015 trovato nella sede di Atlantia e di Autostrade dimostra che il ministero conosceva la situazione del Ponte Morandi. "Il rischio era solo teorico", la risposta di Autostrade

Ponte Morandi, il ministero era a conoscenza dei rischi
Ponte Morandi, il ministero era a conoscenza dei rischi

Dopo le rivelazioni diffuse nella giornata di ieri sul crollo del Ponte Morandi a Genova, emergono nuovi elementi per quanto riguarda le responsabilità della tragedia. Anche i vertici del ministero delle Infrastrutture nel 2015 erano a conoscenza dei rischi alla sicurezza per il Ponte Morandi. La risposta di Autostrade non si è fatta attendere. “La società non è in alcun modo disponibile ad accettare rischi operativi sulle infrastrutture”, fanno sapere in una nota. Autostrade ha aggiunto, inoltre, che “il cda di Autostrade ha sempre espresso l’indirizzo di mantenere la propensione di rischio al livello più basso possibile“.

Ponte Morandi, il ministero era a conoscenza dei rischi

Autostrade non smentisce il documento svelato ieri, ma sostiene che il rischio fosse solo teorico. Lo scorso marzo la Guardia di Finanza avrebbe sequestrato alcuni documenti in cui ci si riferiva al ponte di Genova come “a rischio crollo“. Un anno dopo, però, il rischio sarebbe stato declassato a “perdita di stabilità“, un declassamento che non prevede interventi di manutenzione. La valutazione si è, poi, rivelata tragicamente fatale quando il viadotto genovese è crollato il 14 agosto 2018. Un cedimento che che ha provocato 43 morti e 566 sfollati.

Ora, emergono nuovi dettagli inquietanti sulle responsabilità dell’accaduto. Alle sedute del consiglio di amministrazione di Aspi, dove sono stati prodotti i documenti sulla valutazione dei rischi per il ponte, avrebbe partecipato un rappresentante del Mit, membro del Collegio sindacale. E questo organo avrebbe condiviso con il cda “l’indirizzo di rischio basso” per il viadotto genovese. Nello stesso documento del 2015 sequestrato dalla Guardia di Finanza, emerge tutta la preoccupazione degli ingegneri. “L’opera non si riesce a tenere sotto controllo“, sostengono nelle relazioni tecniche.

Come riporta Repubblica, nel 2017 sono avvenute due variazioni di rilievo. La responsabilità sul Morandi è passata dalle Manutenzioni di Michele Donferri Mitelli alla Direzione di tronco di Genova, guidata da Stefano Marigliani. Inoltre, nel catalogo del rischio non si parlava più di “crollo” ma di “perdita di staticità”. I due sono stati interrogati e gli è stato chiesto di quei cambiamenti. Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Redazione CiSiamo
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