Silvia Romano: nel rapimento in Kenya coinvolte tre cellule terroristiche

Nel rapimento di Silvia Romano in Kenya sarebbero coinvolte tre cellule jihadiste, come emerge da un rapporto che ha portato all'arresto di 23 persone

Silvia Romano
Silvia Romano, cooperante italiana in Kenya (foto Facebook)

Nel rapimento di Silvia Romano, avvenuto in Kenya esattamente un anno fa, il 20 novembre 2018, sarebbero coinvolte tre cellule di jihadisti. Come riporta l’AdnKronos, il rapporto della sezione specializzata anti-pirateria, l’Alta Corte del South West State ha autorizzato 23 arresti e sequestri di beni nei confronti di 23 jihadisti. Le persone arrestate infatti sarebbero coinvolte nel sequestro della volontaria italiana, di cui si sono perse le tracce nel villaggio di Chakama in Kenya.

Coinvolte almeno tre cellule nel rapimento di Silvia Romano

Attualmente, Silvia Romano sarebbe tenuta come ostaggio proprio dal gruppo terrorista somalo affiliato ad Al Qaeda Al-Shabaab. Infatti, la ragazza sarebbe un ostaggio politico. Sarebbe finita nel mirino del gruppo perché accusata di fare proselitismo cristiano nelle comunità in cui lavorava come volontaria della Onlus Africa Milele. Proprio per questo, il suo sequestro sarebbe stato gestito con lo stesso protocollo usato per le spie, spostandola diverse volte tra diversi gruppi dell’organizzazione. Infatti, come si legge nel rapporto, la cellula che avrebbe rapito Silvia Romano sarebbe proprio specializzata nei rapimenti.

Le cellule terroristiche

Il gruppo, denominato Amnyat, sarebbe composto da un’élite di nove persone somale. Una decima persona, oroginaria del Qatar, sarebbe invece responsabile di gestire l’ostaggio. La giovane italiana sarebbe nelle loro mani già dal settembre 2019, e l’avrebbe visitata anche il capo dei medici di Al-Shabaab.

Silvia Romano sarebbe poi stata portata a Jilib da altri 5 jihadisti, al comando del pirata Sufayan, ora detenuto in cercare. Da lì un successivo spostamento l’avrebbe portata nella regione di Bakool. Qui la sua gestione sarebbe stata affidata al capo della cellula locale di Al-Shabaab e di suo figlio.

Redazione CiSiamo
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