Abolizione definitiva dell’ora legale: l’Italia dice no

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Il momento del cambio dell’ora, previsto due volte all’anno, è sempre particolarmente discusso. Non sono in pochi, infatti, a faticare ad abituarsi al cambiamento e a risentire inizialmente della novità, pur trattandosi solamente di un’ora avanti o indietro. Ormai da qualche tempo si parlava però di arrivare a un‘abolizione dell’ora legale, decisione che sarebbe arrivata su input dell’Unione Europea, che si era detta favorevole in un’ottica di risparmio energetico da cui nessuno di noi può esprimersi.

Ogni Stato membro aveva comunque la possibilità di valutare la mossa in modo autonomo, a condizione di farlo entro il prossimo aprile. A sorpresa, l’Italia ha già comunicato la sua posizione: non si prospettano modifiche rispetto a quanto fatto finora.

La presa di posizione del governo

I primi a fare una scelta sull’abolizione dell’ora legale sono stati i componenti del precedente governo, targato dal duopolio Lega-Cinque Stelle. A giugno era stato infatti depositata una richiesta formale con l’obiettivo di mantenere invariato lo status quo.

Come indicato dal Corriere della Sera, nemmeno il nuovo esecutivo, che si è insediato solo qualche settimana fa, sembra essere intenzionato a fare dietrofront.

Al di fuori della nostra Penisola la situazione sembra essere ancora piuttosto variegata. I Paesi del Nord (come quelli scandinavi) sarebbero infatti contrari all’ora legale perché in estate fa buio più tardi. Per lo stesso motivo si è intenzionati invece a fare diversamente nei Paesi del Sud.

Le motivazioni dell’Italia

Ma cosa avrebbe spinto l’Italia a non effettuare modifiche rispetto alle nostre abitudini attuali? Le motivazioni sarebbero principalmente tre.

Una delle ragioni che spingevano alla modifica era dettata dalla volontà di preservare il fisico, che spesso richiedeva qualche settimana prima di assestarsi senza troppi sussulti alla nuova situazione. Il governo riterrebbe però che questo non sia così vero, o meglio non ci sarebbe alcuna prova su base scientifica.

La seconda causa è prettamente di natura economica. Grazie all’ora legale, infatti, fa buio un’ora più tardi e questo ci consente così di posticipare il momento di accensione delle luci, con un notevole risparmio che si può avvertire in bolletta (la stima parla di 100 milioni di euro in un solo anno).

Infine, c’è la possibilità che le “singole scelte degli Stati membri possano creare un mosaico di fusi orari, con il rischio di non garantire il corretto funzionamento del mercato interno“. Il rischio di una situazione ancora più ingarbugliata può essere quindi dietro l’angolo.