Borsellino quater, in appello sono state confermate le condanne

La sentenza di secondo grado dalla Corte d'assise d'appello di Caltanissetta ha stabilito che il depistaggio sulla strage di via D'Amelio ci fu.

Borsellino quater
Borsellino quater

La sentenza di secondo grado dalla Corte d’assise d’appello di Caltanissetta ha stabilito che il depistaggio sulla strage di via D’Amelio ci fu. Confermate le condanne all’ergastolo dei due boss mafiosi, Vittorio Tutino e Salvatore Madonia e a dieci anni di carcere per i due falsi pentiti di mafia Francesco Andriotta e Calogero Pulci. Infine è stata confermata anche la prescrizione per l’ex pentito Vincenzo Scarantino. La notizia è stata riportata dall’Adnkronos.

Borsellino quater, in appello sono state confermate le condanne

Alla lettura del dispositivo di sentenza era presente l’intera Procura generale di Caltanissetta, guidata da Lia Sava. Quest’ultima ha dichiarato che “ricerca della verità” sulle stragi mafiose del 1992 “non si è mai fermata”. Perché gli italiani, “anche quelli nati dopo il 1992” hanno “tutto il diritto di avere risposte su quanto accadde quella domenica”, del 19 luglio 1992.

“Lo sviluppo delle indagini sta via via delineando altre strade che, se doverosamente riscontrate, possono far individuare altri soggetti”, anche esterni a Cosa nostra. Per la Pg dopo la strage di via D’Amelio prese “inizio un percorso di ricostruzione delle responsabilità di tutti coloro che ne furono autori, percorso faticosissimo, incidentato, a volte contraddittorio, che ancora non è terminato”.

Il commento dei familiari

Non si è fatto attendere il commento dei familiari, presenti alla lettura della sentenza. A parlare, sempre ai microfoni dell’Ankronos, è stato Fabio Trizzino: “A nome dell’intera famiglia Borsellino, anche di Agnese che non c’è più, non posso che essere contento della conferma della sentenza di appello del processo Borsellino quater che ha confermato le condanne del primo grado, ma non nascondo anche la mia amarezza”.

E ancora: “Quello che rimane oggi è che abbiamo un’altra istanza di merito che ci dice che nell’ambito dei processi Borsellino uno e bis si è realizzato il più grave depistaggio della storia giudiziaria italiana. E’ qualcosa che ci avvicina alla verità vorrei rammentare che i figli del giudice hanno messo a verbale in primo grado che qualora venisse confermato il depistaggio è come avere ucciso il padre una seconda volta, per certi versi il depistaggio è più grave della strage medesima, perché che i mafiosi fossero nemici del giudice si sapeva che un tradimento di questo tipo potesse venire da uomini delle istituzioni francamente la famiglia non se lo aspettava. Ma ora abbiamo due sentenze di merito che dicono che c’è stata una determinazione a commettere il reato di calunnia, giacché il reato di depistaggio non era stato allora tipizzato dal legislatore, e vi rendete conto che c’è soddisfazione ma anche tanta amarezza”.

Redazione CiSiamo
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