Vietato chiamarli beni di lusso: in Germania ridotta la Tampon tax al 7%

E l’Italia prova ad andare nella stessa direzione. Presentato oggi un emendamento al decreto fiscale per ridurre la tassazione dal 22 al 10%. Ne abbiamo parlato con Gaia Romani, che un anno fa ha lanciato con alcuni attivisti una campagna virale contro la Tampon Tax dal nome “Il ciclo non è un lusso”.

Tampon tax
Tampon tax

Conta circa 190 mila firme la petizione tedesca Die Periode ist kein Luxus (letteralmente “Il periodo non è un lusso”). È stata lanciata qualche mese fa sul portale internazionale change.org da attiviste (e attivisti) in Germania, che hanno riportato nel dibattito pubblico tedesco il tema della Tampon Tax, meglio conosciuta come “tassa sugli assorbenti” (e altri prodotti per l’igiene intima femminile) considerati in tanti paesi dell’Unione Europea “un bene di lusso” e quindi tassati con una IVA intorno al 20%. Nello specifico la petizione tedesca chiedeva una riduzione IVA dal 19 al 7%, per equiparare i prodotti da utilizzare durante le mestruazioni agli altri beni di prima necessità.

Dopo mesi di battaglia, la vittoria. Dal 1° gennaio 2020, infatti, in Germania i prodotti soggetti a Tampon Tax non verranno più considerati luxury. È notizia di questi giorni che l’IVA scenderà grazie ad una copertura fiscale inclusa nella legge tributaria di fine anno.

Di Tampon Tax se ne è parlato tanto anche in Italia. Talmente tanto che circa un anno fa un gruppo di attivisti ha creato da zero il movimento Onde Rosa, per chiedere, tramite una raccolta firme, di rivedere nel nostro Paese la tassazione su questi prodotti. Eppure, nonostante 260 mila firme raccolte e l’intuizione della campagna che ha fatto scuola “Il ciclo non è un lusso”, in Italia poco si è mosso in questi mesi e per la maggior parte degli esponenti politici quella della parità di genere sembra essere una battaglia solo a parole. Ma forse qualcosa si muove e una timida alleanza tra parlamentari può cambiare le carte in tavola.

Ne abbiamo parlato con Gaia Romani, coordinatrice di Onde Rosa.

L’intervista. Gaia Romani: “risposte anche qui in Italia”

«Quella della Germania è una bella conquista, è importante vedere quello che hanno ottenuto loro – ci racconta Gaia, attivista milanese classe 1996, da anni impegnata in politica nel suo territorio – però qualche riflessione sull’Italia me la fa venire.

Ho l’impressione che ci sia molto spesso una mancanza di volontà di fare le cose. È quasi un meccanismo di difesa anche per chi parte con le migliori intenzioni: quella sulla Tampon Tax è una battaglia giusta, ma sappiamo che per tante persone non rappresenta una priorità nel Paese. E la politica forse ha troppa paura di affrontare le critiche, soprattutto in questo momento di grande incertezza e precarietà. E poi c’è un’altra cosa: penso che in altri paesi, tra cui la Germania, ci sia più dialogo tra la politica e le parti sociali. Spero che la politica dia una risposta su questo tema perché quando non si ottengono i risultati è difficile continuare a stimolare le persone che ti hanno sostenuta e hanno creduto nel progetto. Noi lo abbiamo visto in prima persona con Onde Rosa, è sempre più difficile coinvolgere le ragazze nelle attività. Forse – ed è la cosa più brutta che può succedere quando fai delle battaglie come queste – si convincono di non poter cambiare le cose».

In Italia spunta un emendamento per ridurre l’Iva

A poche ore dalla notizia tedesca la politica italiana però sembra riprovarci sulla Tampon Tax: intorno alle ore 17 di lunedì 11 novembre, infatti, l’ex Presidente della Camera Laura Boldrini (tra le sostenitrici di Onde Rosa) ha comunicato di aver sottoscritto insieme ad altre 32 colleghe tra maggioranza e opposizione un emendamento al decreto fiscale che ridurrebbe l’IVA dal 22% al 10%. Non sarebbe questo il primo tentativo, ma vista l’attenzione mediatica degli ultimi giorni e la trasversalità della proposta, si intravede all’orizzonte una piccola speranza.

Come va negli altri Paesi UE?

Ma la battaglia contro la Tampon Tax non riguarda solo Italia e Germania. Quasi la metà dei Paesi UE applicano ad assorbenti e prodotti igienici femminili un’aliquota da bene di lusso, e 10 di questi superano il fatidico 20%. Medaglia nera all’IVA più alta per l’Ungheria (27%), poi a seguire Danimarca, Croazia, Svezia (IVA al 25%), Finlandia (24%) e Italia al 22%. 13 invece i Paesi con tassazione pari o inferiore al 10% proposto da Boldrini. Il primato in positivo appartiene all’Irlanda che prevede una tassa dello 0% sugli assorbenti. Tutti i dati, elaborati dalla piattaforma spagnola Civio, sono disponibili qui (https://civio.es/medicamentalia/2018/11/07/14-paises-europeos-tienen-el-mismo-iva-para-las-compresas-y-tampones-que-para-el-tabaco-la-cerveza-o-el-vino/)

di Agnese Zappalà

Redazione CiSiamo
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