Reddito di cittadinanza per orfani di femminicidio: la richiesta al governo

Parte da Assunta Bianco, sorella di una vittima, la richiesta allo Stato di istituire un reddito di cittadinanza per gli orfani di femminicidio

Reddito di cittadinanza per orfani di femminicidio (AdnKronos)
Reddito di cittadinanza per orfani di femminicidio (AdnKronos)

Che il governo istituisca il reddito di cittadinanza per gli orfani di femminicidio: questa la proposta di Assunta Bianco, sorella di Antonia, vittima dell’ex compagno. In pratica, un risarcimento per chi vittima lo è due volte: di un padre violento che uccide una madre e di uno Stato che, spesso, non sa tutelare una donna che ha già denunciato maltrattamenti e stalking.  “Sono anni che attendiamo una legge e io non credo più alle promesse”, spiega Assunta. “Al governo chiedo un provvedimento urgente, immediato, che risponda a un’esigenza concreta. Lo faccio per i miei nipoti e per chi vive il loro stesso dramma”.

L’uccisione di Antonia Bianco

Una storia terribile, quella di Antonia Bianco, ma simile a tante altre. Uccisa con un una stilettata a 43 anni dall’ex compagno, Carmine Buono. Il loro figlio di 6 anni ha saputo dagli assistenti sociali che la mamma era stata uccisa dal padre. E Assunta, sorella della vittima punta il dito contro uno Stato che “allora non ha saputo proteggerla e che oggi non sa ancora riconoscere nulla ai suoi figli”. “In tre anni Antonia aveva presentato una dozzina di denunce per maltrattamenti contro il suo assassino, ma a nulla è servito”, spiega Assunta. “Dopo la sua morte lo Stato, a cui siamo pronti a fare causa, si è dimenticato dei suoi figli”. 

Cosa succede dopo

I dati sugli orfani di femminicidio, in effetti, sono allarmanti. Solo dal 2017 ad oggi si parla di 500 minori. Come spiega Assunta, le cose non sono facili da gestire. Lei e la madre si sono fatte carico dei tre figli di Antonia, perché da Carmine Buono, riconosciuto colpevole, non hanno ottenuto mai nulla, nonostante il tribunale abbia riconosciuto un risarcimento di 1,3 milioni di euro.

Eppure una legge ci sarebbe, la 4 dell’11 gennaio 2018, che consentirebbe, tra le altre cose, assistenza medica e psicologica, accesso al gratuito patrocinio, soldi per formazione e sostegno alla scuola. Ma per ora resta tutto sulla carta, perché mancano i decreti attuativi che consentano di rendere operativa la legge.

La richiesta

“Il premier Giuseppe Conte ha annunciato di recente che sbloccherà quei fondi, ma io non credo più ai politici. Mia nipote si è vista respingere la richiesta del reddito di cittadinanza, eppure non lavora e vive con mia madre” sottolinea Assunta. “Allo Stato non è importato che fosse un’orfana di femminicidio, eppure quello stesso governo sa trovare risorse per immigrati e disoccupati”, aggiunge. 

Redazione CiSiamo
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