Omicidio Luca Sacchi, i segreti della fidanzata Anastasiya Kylemnik

La notte tra mercoledì 23 e giovedì 24 ottobre andava in scena l'omicidio di Luca Sacchi, tante sono ancora le ombre che circondano la fidanzata Anastasiya Kylemnik

La notte tra mercoledì 23 e giovedì 24 ottobre andava in scena l’omicidio di Luca Sacchi. Oggi, a poco meno di una settimana dalla morte del 24enne, e nonostante la cattura immediata dei colpevoli, la vicenda è ancora tutta da chiarire. Rimangono tanti dubbi infatti sulla posizione di Anastasiya, la fidanzata della vittima.

Secondo la prima versione raccontata dalla ragazza, Luca sarebbe morto per difenderla dagli aggressori che volevano rubarle lo zainetto. Tuttavia il suo racconto non è lineare, e per per questo sarà riascoltata. Potrebbe addirittura essere indagata per falsa testimonianza.

Omicidio Luca Sacchi, i segreti di Anastasiya

Nella prima versione sono troppe le contraddizioni e i “non mi ricordo”. Poi c’è la questione della droga, che la giovane declassifica a “erba“. Questa, comunque, era troppa per essere considerata “uso personale”. Anastasiya, inoltre, come ricorda Il Giornale, non ha ancora spiegato agli inquirenti quanto denaro ci fosse nello zaino. Prima aveva affermato che erano “pochi spiccioli”, poi ha detto che c’erano due mazzette da 20 e 50 euro, per una cifra che si aggirerebbe dunque tra i 2mila e i 20mila euro, a seconda delle varie versioni. Troppi soldi per una baby sitter e per un personal trainer.

Nella triste vicenda entrano in gioco anche gli amici dei due killer, cioè coloro che dovevano testare le disponibilità degli acquirenti. Anastasiya però insiste a dire che “lo zaino di pelle color rosa conteneva un portafogli rosso con documenti di identità, una carta postepay e un portamonete”. Gli assassini al contrario hanno parlano di un affare concordato.

Del Grosso uccide Sacchi

Una certezza comunque rimane: Del Grosso spara a Sacchi e lo uccide. “Questa è l’unica cosa che non si può mettere in discussione – spiega, sempre al Giornale, l’avvocato Alessandro Marcucci -. L’ha detto chiaramente: voleva spaventare. Per il resto il mio assistito sta mettendo assieme i pezzi e quanto prima sarà interrogato. Viene da una famiglia umile ma onesta. La madre e il padre, appena saputo del fattaccio, sono andati a denunciarlo. Lui stesso è un gran lavoratore, ha persino un contratto a tempo indeterminato. Non si capisce cosa sia accaduto“.

Rimangono però molte domande. Una di queste: di chi era l’arma e dov’è finita? I carabinieri hanno trovato solo il tamburo, ma hanno dichiarato che “era un’arma micidiale”. Come ha fatto dunque Anastasiya a cavarsela con solo una escoriazione? Potrebbe essere stata d’accordo con i pusher per derubare i finanziatori dell’affare? Difficile per il momento rispondere a queste domande.

Redazione CiSiamo
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