Ergastolo ostativo, la Consulta dice che è incostituzionale

La Corte Costituzionale ha stabilito che l'ergastolo ostativo, ovvero il carcere duro per i mafiosi, è incostituzionale.

Ergastolo ostativo
Ergastolo ostativo

La Corte Costituzionale ha stabilito che l’ergastolo ostativo, ovvero il carcere duro per i mafiosi, è incostituzionale. Dunque, la mancata collaborazione di un detenuto con la giustizia non può più impedire la concessione di permessi.La Corte – ha fatto sapere l’ufficio stampa – ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4 bis, comma 1, dell’Ordinamento penitenziario nella parte in cui non prevede la concessione di permessi premio in assenza di collaborazione con la giustizia, anche se sono stati acquisiti elementi tali da escludere sia l’attualità della partecipazione all’associazione criminale sia, più in generale, il pericolo del ripristino di collegamenti con la criminalità organizzata. Sempre che, ovviamente, il condannato abbia dato piena prova di partecipazione al percorso rieducativo“.

Come riporta il Corriere della Sera, la sentenza stabilisce che i giudici di sorveglianza dovranno sempre valutare la “pericolosità sociale” del detenuto e non sarà più motivo di rifiuto il fatto che l’ergastolano non abbia collaborato con la magistratura. Negli stessi termini si era già espressa, all’inizio di ottobre, la Corte europea per i diritti dell’uomo.

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Tra chi ha accolto con favore la sentenza c’è l’Associazione Nessuno Tocchi Caino. “La decisione della Corte Costituzionale apre una breccia nel muro di cinta del fine pena mai“. Il consigliere del Csm Nino Di Matteo invece denuncia che “la sentenza ponendo fine all’automatismo che caratterizza l’ergastolo ostativo apre un varco potenzialmente pericoloso”. “Dobbiamo evitare che si concretizzi uno degli obiettivi principali che la mafia stragista intendeva raggiungere con gli attentati degli anni ‘92-‘94 – dice in un’intervista all’Adnkronos -. Spero che la politica sappia prontamente reagire e, sulla scia delle indicazioni della Corte Costituzionale, approvi le modifiche normative necessarie ad evitare che le porte del carcere si aprano indiscriminatamente ai mafiosi e ai terroristi condannati all’ergastolo”.

Infine è intervenuto anche il Presidente dell’unione camere penali Gian Domenico Caiazza: “La dichiarazione del dott. Di Matteo è di una straordinaria gravità. Egli non si limita ad esprimere un dissenso rispetto ad una decisione del giudice delle leggi, ma si spinge a chiedere che il legislatore in qualche modo adotti contromisure per vanificare quella decisione, come se questo fosse possibile senza letteralmente sovvertire principi e regole fondativi del nostro stesso assetto democratico, e dell’equilibrio tra i poteri. Occorre che qualcuno spieghi al dottor Di Matteo che egli è oggi membro di una istituzione repubblicana, non leader di un partito politico; e che le decisioni del giudice delle leggi impongono l’esatto contrario di ciò che egli auspica, e cioè che il legislatore si adegui ad esse”.

Redazione CiSiamo
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