Famiglia segregata in cantina: i nuovi inquietanti dettagli

Emergono ancora dettagli sui ragazzi tenuti segregati in una fattoria in Olanda. Gerrit Jan van D., il padre dei ragazzi, voleva fondare una comune

Famiglia vive in cantina per 9 anni, foto Ansa
Famiglia vive in cantina per 9 anni, foto Ansa

Emergono ancora altri dettagli riguardanti la famiglia segregata in una cantina Olanda martedì 15 ottobre scorso non lontano da Ruinerwold, un piccolo centro abitato dell’ Olanda orientale, nella provincia di Drenthe.

Nessuno avrebbe mai sospettato che in quella landa idillica, dietro le mura di una fattoria isolata, si consumasse un’ ennesima tragedia umana e ogni volta la gente si chiede: “Come è possibile che ancor oggi, in una società moderna e supertecnologizzata, in cui tutti siamo controllati, possano accadere fatti del genere, di questa gravità? Come è possibile che non solo una ma bensì 7 persone possano sparire così facilmente dalla faccia della terra, senza che nessuno chieda di loro, senza che nessun parente li vada a cercare e non solo per qualche giorno o settimana ma bensì per 9 lunghi anni?”

Gli accertamenti della polizia

La polizia continua a fare accertamenti sul gruppo di 7 persone, di cui 6 ragazzi, 4 ragazze e 2 ragazzi, tra i 18 e i 25 anni, e un signore, forse il loro padre, Gerrit Jan D., di 68 anni ammalato e costretto al letto. Contrariamente a quanto avevano comunicato i media nei giorni precedenti, tutte queste persone non sono state ritrovate in una cantina sotterranea, bensì in una stanza al pianterreno con le sbarre alle finestre, separata in diverse nicchie.

I ragazzi probabilmente, potevano soffermarsi brevemente anche nel giardino intorno alla fattoria ma non potevano abbandonare la stessa e non avevano potuto avere per 9 anni nessun contatto con la società.

Gli arresti

In questi giorni sono agli arresti cautelari l’ austriaco Josef B., (58), che aveva preso in affitto la fattoria e Gerrit Jan van D. (67), forse il padre dei ragazzi. Forse, perché al momento vengono analizzati i loro DNA per stabilire con esattezza le parentele tra di loro, anche se molto probabilmente Gerrit Jan van D. è il padre biologico dei ragazzi.

Lui, come anche Josef B., l’ affittuario della fattoria, sono accusati, tra l’ altro anche il reato di privazione di libertà e di aver messo in pericolo la salute dei giovani. Quest’ ultimo nel 2009 aveva trasmesso alle autorità locali della cittadina dove abitava precedentemente che si sarebbe trasferito all’ estero con l’intera sua famiglia ed era andato ad abitare nella fattoria dove per nove anni ha tenuto segregato in una stanza i 6 ragazzi.

Un nuovo terreno

Lo scorso fine settimana gli investigatori hanno scoperto un altro appezzamento di terra appartenente a Gerrit-Jan van D. che viene sottoposto a controllo: si tratta di un terreno di 5,6 ettari, situato a 10 chilometri dalla fattoria in questione, per cui Gerrit-Jan van D. nel 1997 aveva pagato 42.000 €.

In questo posto Gerrit Jan van D. avrebbe voluto fondare una comune ma non aveva ottenuto dalle autorità nessuna autorizzazione per la costruzione di immobili sul terreno.

Sia Josef B.che Gerit-Jan van D. si erano conosciuti già tempo addietro perché entrambi frequentavano la setta di Moon in Olanda, così chiamata dal nome del suo fondatore, il sudcoreano Moon. Nel 1987 Gerrit aveva abbandonato la setta e aveva iniziato a fondare una sua setta e già allora alcuni membri avevano notato che il soggetto in questione aveva idee molto radicali e soffriva di disturbi psichici.

Le testimonianze dei familiari

I componenti familiari di Gerrit-Jan van D. dichiarano che lui si era distaccato da tutti i parenti negli anni ’80 e aveva tagliato tutti i ponti, non dando più nessuna notizia, né di lui, né dei giovani. Si è venuto a sapere anche dell’ esistenza addirittura di altri tre ragazzi che, quando si erano trasferiti nella fattoria, erano riusciti a scappare e a rifugiarsi presso gli zii che non avrebbero saputo neanche dell’ esistenza degli altri fratelli. Secondo le loro dichiarazioni, i fratelli di Gerrit Jan van D., con l’ aiuto di un notaio avrebbero cercato di rintracciarlo ma senza esiti positivi. Adesso i familiari si mettono a disposizione per aiutare i nipoti ritrovati.

Il fratello di Josef B. che abita a Waldhausen, in Alta Austria, invece, dice di non voler sapere niente del fratello che “viveva sempre alle spalle degli altri. Anche il terreno in Olanda l’ aveva ricevuto in eredità da una zia, di cui si avrebbe dovuto occupare ma adesso la vecchia parente vive in una casa di riposo e l’ ha diseredato. Mio “fratello” ha sempre avuto una forza di persuasione e convincimento sulle persone. Se sarà scarcerato non sarà sicuramente benvenuto da me”.

Le testimonianze dei vicini

Quando alcuni anni fa Josef B. era arrivato alla fattoria per la prima volta i vicini, con un gesto amichevole, gli avevano portato dei fiori e una bottiglia di vino ma il nuovo vicino si era rivelato sgarbato: “L’austriaco che non ci aveva fatto entrare in casa aveva dimostrato di avere un atteggiamento indisponente nei nostri confronti, ci aveva dato l’impressione di non voler parlare con noi, aveva ringraziato e chiuso subito la porta, come se avesse qualcosa da nascondere”.

Altri vicini dichiarano di aver intuito che “c’era qualcosa che non andava in quella strana fattoria, vedevamo arrivare ogni giorno con la sua Volvo quel signore taciturno che si fermava per ore a fare delle riparazioni nella fattoria e a coltivare l’ orto. Avevamo pensato anche che quell’ uomo coltivasse delle piantagioni di marjuana”. Con i proventi di questo orto e il latte di una capra Josef B. avrebbe sostentato la famiglia.

Un altro vicino aveva deciso di provare a scoprire cosa ci fosse in quella strana casa e una volta si era avvicinato con un suo amico per darci un’ occhiata ma all’ entrata e tutt’ intorno lungo il recinto c’erano molte telecamere e sono ritornati indietro.

Anche la polizia, su segnalazione della popolazione, aveva avuto dei sospetti in precedenza e aveva bussato ma si era trovata davanti un portone serrato e non era più tornata sul posto. Non chiaro è ancora il fatto, tra molti altri, come mai i ragazzi, non abbiano frequentato la scuola. All’ anagrafe locale la famiglia non risulta neanche iscritta e si sta verificando ancora se i ragazzi siano maggiorenni per confermarne l’ età giusta e che tipo di parentela sussista fra di loro e il probabile padre.

Account internet

Gli investigatori confermano anche la notizia che il ragazzo di 25 anni, di nome Jan, che era riuscito a scappare martedì scorso e a chiedere aiuto al proprietario di un locale non lontano dalla fattoria, aveva anche un account internet su faceebook su cui però non aveva postato niente per 9 anni. Si era fatto di nuovo vivo solo il 6 giugno scorso quando aveva reso pubblico il fatto che aveva trovato un lavoro in una fabbrica di legno nella cittadina vicina di Mappel e aveva postato alcune foto di lui davanti al computer e una in cui si trova nel giardino della fattoria in cui sembra stia meditando.

La versione degli psicologi

Se risulta che i ragazzi ritrovati abbiano oggi tra i 18 e 25 anni, nel 2010, anno in cui la famiglia era arrivata alla fattoria, ne avevano tra i 9 e i 16. Cosa succede nella psiche di giovani bambini e ragazzi in età puberale se vengono tenuti segregati un una stanza , in precarie condizioni igieniche e di salute, privati di ogni contatto con il mondo esterno?

I giovani sono seguiti al momento da un gruppo di psicologi che dichiarano che i ragazzi dimostrano di avere degli atteggiamenti “strani”, non comuni.

I deficit che possono insorgere in questi casi, sono quelli di gravi disturbi della personalità e dello sviluppo, mancanza nelle competenze per affrontare il quotidiano, di cui fan parte, lo sviluppo personale, le mancanze dovute alla mancanza della frequentazione della scuola e dei bambini e ragazzi della stessa età “, dichiara un rinomato psichiatra dei bambini in età di sviluppo. Ci si aspetta quindi anche dalle loro dichiarazioni e altre notizie in questa misteriosa storia del perché e come hanno vissuto in tali condizioni per molto tempo.

Redazione CiSiamo
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