Chat dell’orrore, parla il creatore di The Shoah Party: “Era solo un gioco”

"Era un gioco, è stato un errore. Ma mi è sfuggito di mano", ha raccontato il 16enne a Repubblica

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Il creatore della chat "Shoah Party" si giustifica a Repubblica (Foto: Pixabay)

Video a luci rosse con minorenni, filmati inneggianti a Hitler, Mussolini e all’Isis. Tutto questo contenuto in un solo gruppo Whatsapp, la chat dell’orrore finita al centro di un’indagine della Procura per Minorenni di Firenze. Eppure all’inizio non doveva essere così, afferma il creatore della chat “The Shoah Party” che parla in un’intervista a La Repubblica, raccontando come è partito tutto.

Il racconto del creatore della chat “The Shoah Party”

Era un gioco, è stato un errore, ma mi è sfuggito di mano“, comincia a raccontare il 16enne dietro alla chat dell’orrore. “A un certo punto ho provato ribrezzo, cancellavo i file ma non sono uscito per pigrizia“, racconta il giovane ai giornalisti, affiancato dalla madre e dal suo legale.

Poi ricorda quando ha fondato il gruppo su Whatsapp: “Ho creato la chat e ho detto: ‘Entrate e fate battute’. Non ho messo nessun limite, pensavo che sui social e su Internet ognuno fosse responsabile solo per sé. L’idea mi era venuta dopo aver visto una pagina Instagram di black humor di un mio amico. Ho preso questo argomento e l’ho spostato su WhatsApp. Idea mia e di un mio compagno di classe. Si doveva ridere e scherzare. Tutto è sfuggito di mano. C’erano giorni che arrivavo a 2.000 notifiche. Ma cancellavo, non guardavo tutto, c’era roba assurda”. Un gruppo di black humor quindi, che è presto degenerato in qualcosa di più e ha catturato l’attenzione della Procura di Firenze.

La chat dell’orrore: come è nata l’inchiesta

Il creatore della chat “The Shoah Party” che parla a Repubblica della storia dietro al gruppo degli orrori, è finito al centro dell’inchiesta dopo la segnalazione della mamma di uno dei ragazzi. La donna si è rivolta ai carabinieri dopo aver scoperto che nello smartphone del figlio c’era del materiale pedopornografico. Le indagini sono durate in tutto cinque mesi, durante i quali i carabinieri sono riusciti a infiltrarsi nella chat e a raccogliere tutto il materiale che si mandavano i ragazzi: dai filmati che inneggiavano all’Isis, a insulti a bambini malati terminali e disabili.

Al termine delle indagini, i carabinieri hanno notificato le accuse al giovane creatore della chat, che ricorda: “Mi sono sentito svenire. Da allora non dormo la notte, ho vomitato per l’ansia. Sono pentito, so che ho sbagliato: ora andrò dallo psicologo, starò lontano per un po’ dal cellulare e per sempre dalle chat“. Il gruppo era formato da circa 30 persone, di cui 25 minorenni. Cinque di loro non sono imputabili, perché non hanno ancora compiuto 14 anni.

Redazione CiSiamo
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