Giovanni Brusca, negati i domiciliari all’ex boss

Giovanni Brusca è stato indicato come il mandante di oltre 150 delitti. Tra i più noti quello del piccolo Di Matteo e di Rocco Chinnici.

Giovanni Brusca
Giovanni Brusca

La Cassazione si è detta contraria per gli arresti domiciliari riguardanti Giovanni Brusca. Sul caso dell’ex boss di Cosa Nostra è stata diffusa una requisitoria scritta con tanto di richiesta avanzata dalla difesa di Brusca. La Corte di Cassazione dovrà valutare il ricorso dei legali del killer di Capaci. Brusca si è attribuito centinaia di omicidi. Tra essi spicca quello del 13enne Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido. Il Tribunale di Sorveglianza ha considerato «non ancora acquisita la prova certa e definitiva del suo ravvedimento». La decisione dei giudici è attesa nelle prossime ore. La Procura Generale ha chiesto intanto che Giovanni Brusca rimanga a Rebibbia.

Il killer ha usufruito, secondo quanto ricostruito dal “Corriere della Sera”, «ha già usufruito di oltre 80 permessi premio. Ogni volta esce di prigione per vari giorni e resta libero 11 ore al giorno (la sera deve rientrare a casa). Dando prova della “affidabilità esterna” certificata dagli operatori del carcere romano di Rebibbia».

La storia di Giovanni Brusca

Salì alla ribalta della cronaca per l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, rapito il 23 novembre del 1993. Suo padre, Santino, fu sotto protezione in quel periodo in qualità di collaboratore di giustizia. Il bambino venne rapito in un maneggio di Piana degli Albanesi. Imputato anche per aver adoperato l’autobomba che uccise Rocco Chinnici.

Un curriculum criminale all’interno di Cosa Nostra che lo vide in forte ascesa durante un percorso di miglioramento gerarchico nei meandri del malaffare. Il piccolo Giuseppe fu ucciso dopo una prigionia di 779 giorni l’11 gennaio 1996 ad opera di Vincenzo Chiodo, Enzo Brusca e Giuseppe Monticciolo. Il piccolo fu sgozzato con una corda e successivamente messo nell’acido.

Redazione CiSiamo
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