Rigopiano, padre a processo per un fiore: “Pronto alla galera”

Il figlio è una delle vittime della tragedia avvenuta nel gennaio 2017 all'Hotel Rigopiano di Farindola

Alessio Feniello
Alessio Feniello a processo (Foto: Facebook)

L’udienza per il caso di Alessio Feniello, padre di una delle vittime della tragedia dell’Hotel Rigopiano di Farindola, è stata rinviata al 16 aprile 2020. Un processo già al centro dell’attenzione mediatica, dopo che Feniello è stato multato per aver portato dei fiori sul luogo in cui morì il figlio.

Rigopiano, il gesto del padre sul luogo della tragedia

Il 18 gennaio del 2017 una valanga investì l’hotel Rigopiano di Farindola, in provincia di Pescara. Nel tragico incidente morirono 28 persone, tra cui anche Stefano Feniello. Il padre, Alessio, straziato dal dolore decise di portare un mazzo di fiori sul luogo in cui morì il figlio. Era il 21 maggio del 2018. Feniello, per poggiare i fiori a terra superò i sigilli giudiziari posti a delimitare l’area in cui erano cadute le macerie e che poteva essere ancora a rischio crollo. Un gesto con cui però, secondo gli inquirenti, il padre avrebbe infranto la legge. Inizialmente Feniello aveva ricevuto solo un decreto penale che lo condannava a pagare una multa di 4.550 euro. Il papà del ragazzo morto però si è opposto al pagamento, attraverso il suo avvocato. A quel punto la vicenda è passata nelle mani del giudice.

Portò i fiori dove morì il figlio: la reazione al processo


Feniello è quindi stato convocato a processo dal Tribunale di Pescara, lo stesso che gestisce anche il caso degli indagati per la tragedia. La prima udienza si è svolta giovedì 26 settembre, durante la quale si è svolta l’ammissione delle prove. Il prossimo incontro però avverrà nel 2020. Questa la decisione del giudice, che ha rimandato la seconda udienza ad aprile del prossimo anno.
Questa è una pagliacciata, se verrò condannato non tirerò fuori un euro e piuttosto mi farò il carcere“, ha dichiarato Feniello a Tgcom24, uscendo dall’aula. A essere imputata insieme a lui c’era inizialmente anche la moglie, che però è già stata assolta per tenuità del fatto. “Mia moglie è stata prosciolta – ha detto Feniello – e io per lo stesso motivo sono stato condannato”. La donna si è comunque presentata in tribunale a fianco del marito, minacciando di incatenarsi con delle manette.

Redazione CiSiamo
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