Mediterranea vuole “tornare in mare” e lancia raccolta fondi

La Ong Mediterranea ha lanciato una raccolta fondi per "tornare presto in mare" dopo il sequestro della Mare Jonio e la multa al suo capitano.

La Ong Mediterranea ha lanciato una raccolta fondi per “tornare presto in mare” dopo il sequestro della Mare Jonio e la multa al suo capitano. La nave, infatti, aveva deciso, nella giornata di ieri, lunedì 2 settembre, di forzare il blocco navale e portare i migranti, salvati vicino alla Libia, in Italia. La Ong ha già raccolto 110 mila euro, su 150 richiesti. Non ha mancato inoltre di attaccare, nemmeno troppo velatamente, il Ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Mediterranea lancia raccolta fondi

Come un pessimo giocatore che all’ultimo secondo di gioco ti fa il fallo da dietro, quello del perdente. Quello cattivo, per fare male”. Così inizia il post Facebook di Mediterranea. “Il sequestro della #MareJonio e una sanzione di 300.000 euro, la vigliacca risposta di chi ha perso la partita

Ieri – continua – abbiamo concluso il salvataggio effettuato il 28 agosto, finalmente anche le ultime persone ancora a bordo della #MareJonio sono riuscite a sbarcare e hanno potuto trovare il loro Porto Sicuro. Evacuate da una motovedetta della Guardia Costiera dopo che l’ispezione della Sanità Marittima aveva prodotto una relazione evidenziando la necessità di uno sbarco. Evacuazione avvenuta in acque internazionali, a 13 miglia da Lampedusa, dove il Governo aveva tenuto in sospeso quelle persone vietando l’ingresso in acque territoriali alla Mare Jonio. “Passaggio non inoffensivo”.

Salvate 98 persone

Mediterranea poi racconta per filo e per segno il salvataggio avvenuto: “98 persone, bambini e bambine, tanti, tante, su un gommone in avaria da 48 ore in mezzo al Mediterraneo. Per tutti e tutte violenza e torture alle spalle, i corpi parlano attraverso le cicatrici, anche dei bambini. Quella più forte però, e non solo perché maggiormente recente, non si vede sulla pelle, ma è profonda e continua a scavare dentro. Nella notte di fuga dalla Libia l’onda colpisce e uccide, 6 persone non riescono a risalire e muoiono affogati. Ai sopravvissuti l’eco delle grida, di amico o parente, a urlare ancora e ancora; e la paura del mare, delle onde, di morire affogati. Proprio per quelle paure i cinque giorni di stand off sulla Mare Jonio, impediti allo sbarco, sono stati una violenza ulteriore e inutile, cattiva, a cui sono stati costretti. Tenuti in ostaggio da una piccola e misera politica italiana.

E ancora: “A un certo punto avevo anche proposto uno scambio di liberi per la libertà degli ostaggi, avevo detto prendete noi, ma lasciate in pace loro, hanno già visto e sopportato più di quello che umanamente è sopportabile”.

Redazione CiSiamo
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