Banda dello spray, l’arroganza dei giovani: “I nostri avvocati rideranno”

La banda dello spray, che ha provocato la tragedia di Corinaldo, è stata arrestata. I giovani coinvolti non si sono dimostrati pentiti, davanti agli investigatori hanno mostrato un muro di arroganza.

Banda dello spray
Banda dello spray

La banda dello spray, che ha provocato la tragedia di Corinaldo, è stata arrestata. Uno dei membri, Moez Akari, tra l’altro sospettato di aver compiuto circa 25 furti, ha mostrato tutta la proprio arroganza. Agli investigatori ha riferito: “Io non c’entro nulla. Il mio avvocato si metterà a ridere quando leggerà gli atti“. E ancora: “C’ero, ma è stato l’altro gruppo a fare la cosa”.

Banda dello spray a Corinaldo

Quella notte, in quella discoteca di Corinaldo, morirono 6 persone, dopo una “goliardata” di un gruppo di giovani che avevano spruzzato dello spray urticante tra la folla. La banda voleva provocare un’ondata di panico per poi approfittarne per compiere una razzia di zaini, portafogli e vestiti.

Ora, uno dei membri della manda, Moez Akari non solo non si dimostra pentito per quanto accaduto, ma si permette anche di prendere in giro gli inquirenti e le nostre leggi. Il suo avvocato comunque difficilmente riderà durante il processo. L’ordinanza del gip di Ancona descrive il suo assistito come un ladro incallito e impertinente. “Non c’è la prova che il gruppo di Akari abbia usato lo spray. Il giudice ha ritenuto che, visti i precedenti, ci sia stato un concorso”. Come riporta il Corriere della Sera, i precedenti sono i vari “colpi” inanellati dalla banda dello spray nel corso della loro attività criminale. Akari era inoltre il punto di riferimento, indispensabile nell’organizzazione delle spedizioni nei locali. Il gip scrive : “Akari collaborava nella scelta dei luoghi, gestiva i contatti con il ricettatore, si occupava di strappare e occultare i monili. Commetteva anche furti nei negozi e truffe”.

Akari era nel gruppo di Andrea Cavallari, detto “il Cava, un gruppo famigerato nella zona di Bomporto, il paese dove abita. Basta andare al bar Italia a per rendersene conto. “Cavallari? Quando c’è lui bisogna stare attenti”, dicono in Paese. “Rubava in casa, figuriamoci fuori”. “Andava in giro con Souhaib. Uno distraeva le vecchiette, l’altro le derubava“. Souhaib Haddada, anche lui ventenne, era l’altro membro della banda arrestato per la vicenda di Corinaldo.

Redazione CiSiamo
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