Carabiniere ucciso a Roma, la provocazione choc del sindacalista della polizia

Nel giorno dei funerali del carabiniere ucciso a Roma, il sindacalista della Polizia lancia una protesta-provocazione contro la foto dell'omicida bendato

Carabiniere ucciso a Roma, la protesta choc del sindacalista
Carabiniere ucciso a Roma, la protesta choc del sindacalista

Sta facendo il giro del web la foto dell’americano che la notte tra il 25 e il 26 luglio avrebbe ucciso a Roma il carabiniere Mario Cerciello Rega. L’uomo è ritratto in commissariato, con una benda sugli occhi, e la foto ha creato parecchuio scompiglio.

Carabiniere ucciso a Roma, la protesta choc del sindacalista

La questione della benda prende il sopravvento sulla morte del vicebrigadiere, sulla discussione sulla sicurezza e sui sistemi di sicurezza inesistenti. Parliamo invece dei 16 cm di lama con il quale è stato ucciso il vicebrigadiere Cerciello Rega”, dice Franco Maccari, vice presidente nazionale del sindacato di polizia Fsp. Su Twitter ha lanciato una nuova protesta-provocazione. Si tratta di una foto che lo ritrae con una benda sugli occhi e un coltello insanguinato in mano, pubblicata proprio il giorno in cui si sono celebrati i funerali del carabiniere ucciso a Roma.

I destinatari della protesta

Maccari lancia la sua protesta contro “gli pseudo giornalisti che aizzano i lettori e gli ascoltatori per una innocua benda. E contro gli “pseudo politici e politicanti che usano strumentalmente e vigliaccamente le morti di servitori dello Stato, scambiati sempre come servi, incapaci di dare strumenti di difesa”. Una protesta contro “pseudo insegnanti con retaggi post sessantottini di scuole che dovrebbero formare i giovani e che invece sanno solo urlare nelle piazze insulti e minacce ai servitori dello Stato o trasformarsi in leoni da tastiera per sfogare le proprie frustrazioni e rabbie“.

Nessuna comprensione nemmeno per gli “pseudo amministratori che si preoccupano di erigere cippi e intitolare strade” invece di “ricordare con simboli veri e intitolati a persone che siano stati un esempio per tutti e per le generazioni future”. O anche per gli “pseudo magistrati” e “pseudo comandi generali o direzioni centrali”. Che “mentre stringono mani con i loro massimi rappresentanti raccogliendo la vera passione e umanità degli uomini e donne che si sono loro avvicinati, con la stessa mano vergano comunicati in cui scaricano subito i propri servitori prima ancora di accertare eventuali e non strumentali responsabilità”.

Il commento di Giuseppe Conte

Una protesta che sembra voler rispondere al lungo post pubblicato su facebook la sera del 28 luglio dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il quale aveva spiegato:“Riservare quel trattamento a una persona privata della libertà non risponde ai nostri principi e valori giuridici, anzi configura gli estremi di un reato o, forse, di due reati“. Il riferimento è anche alla violazione della privacy di chi ha diffuso la fotografia.

Non c’è nessun dubbio che la vittima di questa tragedia sia il nostro carabiniere, il nostro Mario. Invito tutti a considerare, tuttavia, che bene ha fatto l’Arma a individuare il responsabile di questo improprio trattamento e a disporre il suo immediato trasferimento”, ha spiegato il premier. L’Italia è uno Stato di diritto, rimarca Conte. “Abbiamo princìpi e valori consolidati: evitiamo di cavalcare l’onda delle reazioni emotive tenuto anche conto che la nostra legislazione, in caso di omicidio volontario, contempla già l’ergastolo e non consente più sconti di pena”, dice poi. “Tutto questo anche per merito di norme più severe introdotte da questo Governo. Piuttosto dobbiamo ora vigilare affinché tutti coloro che hanno compiti di responsabilità facciano in modo che le norme siano rigorosamente applicate”, conclude Conte.

Redazione CiSiamo
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