Carabiniere ucciso a Roma, Elder Finnegan Lee confessa: “Non ha mai estratto la pistola”

Convalidato l'arresto per i due americani responsabili di aver ucciso il carabiniere Mario Cerciello Rega a Roma: questo il loro racconto

Carabiniere ucciso a Roma (AdnKronos)
Carabiniere ucciso a Roma (AdnKronos)

Fermo convalidato per Elder Finnegan Lee e Gabriel Christian Natale Hjorth, per i quali è stata anche disposta la custodia cautelare in carcere. Il fatto che i due avessero bevuto alcol e fossero in cerca di droga testimoniala totale assenza di autocontrollo e capacità critica dei due coindagati, si legge nell’ordiananza firmata dal gip Chiara Gallo. “E di conseguenza rendono evidente la loro elevata pericolosità sociale”, si sottolinea.

Non è stata legittima difesa

Del resto, la legittima difesa per Elder Finnegan Lee non sta in piedi. Mario Cerciello Rega si era qualificato mostrando il tesserino, ed era disarmato. Un particolare, questo, che ha specificato lui stesso durante la convalida del fermo. Mentre mi teneva fermo non ha mai estratto la pistola”, ha detto. “Non avevo capito che era un carabinieri, ho avuto paura, credevo fosse uno dei pusher“, si è giustificato. Ciò non toglie che però Elder Finnegan Lee abbia continuato a sferrare le coltellate, ben 11, mentre la vittima era già in difficoltà, e sopratutto in assenza di una vera e propria aggressione. Perché sui due giovani americani non è stato riscontrato alcun segno di colluttazione.

Il concorso di Natale Hjorth nell’uccisione del carabiniere a Roma

E se l’esecutore materiale dell’omicidio è stato Elder, è innegabile anche il concorso di Natale Hjorth, il quale secondo il giudice non poteva non essersi accorto di quello che stava succedendo. E anzi, il fatto che Hjorth abbia imnpegnato il collega di Rega in una colluttazione ha “certamente agevolato la condotta materiale posta in essere da Elder impedendo a Varriale di intervenire in aiuto del collega e consentendo al complice di portare a termine il delitto”, scrive il gip.

I due, inoltre, sarebbero stati pronti alla fuga dall’Italia, probabilmente. Infatti i carabinieri li hanno rintracciati nella loro camera d’albergo, dove avevano già preparato i bagagli. Proprio nella camera i due avevano nascosto l’arma del delitto, nel controsoffitto. Si tratta di “un coltello a lama fissa lunga 18 centimetri tipo ‘Trenknife’ tipo Kabar Camillus con lama brunita modello marines con impugnatura in anelli in cuoio ingrassato e pomolo in metallo brunito”. Poprio il coltello con cui Elder Finnegan ha ammesso “di aver colpito più volte” l’uomo che credeva mandato da Brugitelli per “fare loro del male”.

Il racconto di Natale Hjorth

Dal canto suo Natale Hjorth ha raccontato di essersi recato a Trastevere per comprare la cocaina, ma dopo il pagamento di 80 euro, il sopraggiungere di alcune persone avrebbe mandato a monte lo scambio. A quel punto sarebbe scappato insieme a Elder dopo aver preso lo zaino di Brugitelli. All’appuntamento, i due carabinieri “si erano messi a gridare dicendo di essere carabinieri”. E tuttavia, “non avendo esperienza di carabinieri in borghese, aveva avuto paura per la sua vita ed era fuggito spintonando uno dei due per liberarsi dalla presa”, ha racconatato. Il tutto senza rendersi conto di quanto stava avvenendo tra il suo amico e Mario Cerciello Rega. Solo dopo essere tornati in albergo e aver dormito, Elder gli avrebbe confessaton l’accaduto. Ma a quel racconto però Hjorth non avrebbe posto altre domande per chiedere dettagli.

Redazione CiSiamo
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