Omicidio di Camorra con “cambio obiettivo”, tre ergastoli

Un attentato fallito e un cambio di rotta su chi uccidere. L'omicidio di Camorra comportò la morte di Nicola Villano ad opera di un commando.

Omicidio Noviello, condanna di 30 anni per Cirillo
Omicidio Noviello, condanna di 30 anni per Cirillo (foto repertorio)

Questo luglio 2019 si conferma sempre più mese di ergastoli per i malommi storici della camorra. Altri tre “fine pena mai” sono stati comminati con rito abbreviato proprio in queste ore nel delicato processo per l’omicidio di Nicola Villano, uomo di fiducia del boss Raffaele Dalla Volpe, che scampò a sua volta all’attentato da cui scaturì quell’omicidio “di recupero” perché i killer non vollero coinvolgere nella sparatoria sua moglie e suo figlio.

Omicidio di Camorra, le condanne

Nel riconoscere per tabulas mandanti ed esecutori materiali di quell’omicidio, il giudice di Napoli Di Palma ha inflitto l’ergastolo a Cristoforo Dell’Aversano, Vincenzino Conte detto “Nas ‘e Cane” e Claudio Virgilio. Furono loro a crivellare di colpi, nel 2001 in quel di San Marcellino, nel Casertano, il boss Nicolino “A ‘Zeppetella”. Il primo di essi è stato riconosciuto come lo specchiettista del blitz, colui cioè che si do il compito di avvisare gli altri, da una posizione defilata ed “imboboscata”, dell’arrivo della vittima, nel caso di specie non designata ma occasionale.

Le indagini partirono nel 2016, grazie alla dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia fra cui Antonio Iovine, Peppe Misso Jr, Salvatore Orabona e Bunetto Lanza. Furono i due capi storici della camorra casalese all’epoca dei fatti latitanti, Michele Zagaria ed Antonio Iovine, “Capastorta” e “O ‘Ninno”, a decretare che il boss Della Volpe dovesse morire perché fautori di una linea autonomista che non prevedeva più il pagamento delle percentuali al clan madre.

Commando in azione

Il 20 luglio 2001 il commando partì e incrociò l’auto dell’obiettivo, aprendo il fuoco, ma, accortisi che nel veicolo c’erano anche i familiari di Della Volpe, non proseguirono con il fuoco e fuggirono. Imbestialiti e in piena usta da “mission a tutti i costi”, sempre secondo la ricostruzione dell’accusa giunta a sentenza i tre incrociarono Villano in un autolavaggio e, sapendo che era persona vicina al loro obiettivo, fecero secco lui.

Redazione CiSiamo
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