Riaffiora nave fantasma della Seconda guerra mondiale, risolto il giallo

È stata ritrovata dopo diversi decenni la nave fantasma risalente al periodo della Seconda guerra mondiale. Gli storici stanno formulando diverse ipotesi sull'imbarcazione.

Ritrovata nave della Seconda guerra mondiale
Ritrovata nave della Seconda guerra mondiale

Dalle pr­­­­ofondità dell’oceano riaffiora la USS Eagle PE-56, nave da guerra statunitense e, con essa, un “cold case” vecchio 75 anni, con le prove definitive che a colpire ad affondare la nave fu un U-Boot tedesco che pattugliava le coste orientali degli Stati Uniti con mansioni di blocco navale durante la seconde guerra mondiale. La posizione della nave era rimasta un mistero fino al giugno 2018, quando la nave fu trovata a cinque miglia (8 km) al largo della costa del Maine.

Nave della Seconda guerra mondiale

Si tratta di un ritrovamento eccezionale, sia per la sua portata esecutiva che per il giallo che caratterizzò la storia della nave. La Eagle infatti era una nave da guerra molto particolare: venne progettata da Henry Ford per l’utilizzo durante la Prima guerra mondiale, ma venne riadattata, con scafo corazzato meglio, artiglieria potenziata e, soprattutto, con sistemi di rilevamento, puntamento e sgancio bombe di profondità, per la seconda. La Eagle era infatti un caccia torpediniere, una nave deputata cioè a stanare i sommergibili nemici ed affondarli.

Ad essere affondata fu invece lei, dall’U-Boot 853 della Kriegs Marine tedesca, e qui comincia il giallo. Innanzitutto sulla data: la nave venne affondata il 23 aprile del 1945, quando cioè Hitler viveva i suoi ultimi folli giorni nel bunker sotto la Cancelleria a Berlino e l’ammiraglio Donitz, già capo del controspionaggio, aveva già avviato trattative con gli alleati per una resa incondizionata del Reich. Donitz era nell’ordine: comandante supremo dell’intera flotta sottomarina, quindi persona direttamente deputata al controllo dei “lupi del mare” che battevano l’Atlantico e, dal 30 aprile, addirittura successore di Hitler, quindi capo supremo della Germania in nome per conto della quale stava trattando la resa.

La ricostruzione storica della Eagle

Perché dunque in quei giorni e in quel frangente così delicato, dove la guerra stava lasciando il posto ad una pace fragilissima ma voluta ormai da tutti, la Eagle venne silurata da un sottomarino tedesco? Gli storici stano battendo la pista di un gesto autonomo del comandante che, all’oscuro dell’evoluzione del conflitto per difetto di trasmissioni a mezzo Enigma, la macchina cifrata per inviare messaggi in codice, esercitò la sua prerogativa di spedire ai pesci tutto ciò che il giro di periscopio gli indicava come naviglio nemico, nemico ed attrezzato specificatamente per distruggere il suo U-Boot.

Ma il giallo si arricchisce: l’affondamento del caccia torpediniere Usa venne inizialmente attribuito all’esplosione di una caldaia, nonostante i resoconti dei membri dell’equipaggio sopravvissuti parlassero chiaramente di un sottomarino tedesco. In America però la tesi dell’affondamento in azione di guerra non aveva avuto credito e i 49 membri dell’equipaggio su 62 complessivi morti non avevano ricevuto alcuna medaglia. Poi il colpo di scena: nel 2000 i tedeschi declassificarono i documenti che si, provavano il blitz di guerra e non l’affondamento per avaria. A quel punto la Us Navy conferì il Purple Heart postumo a tutti i marinai morti.

Il luogo del ritrovamento

Il suo ritrovamento, a 300 piedi (91 metri) sotto la superficie dell’Oceano Atlantico, aveva perciò suscitato un’onda emotiva immensa negli States; quegli eroi “non creduti” erano tornati prepotentemente a far sentire la loro voce, anche tramite i loro discendenti. A riportare la nave alla luce, dopo che per giorni il suo team aveva dovuto lottare contro correnti, pressioni schiaccianti e pericoli vari Ryan King, uomo di punta di una società di recupero composta da una squadra operativa di otto uomini. Un mese fa il team stava nuotando in uno dei punti individuati dal Gps quando si era imbattuto in un “grande muro grigio di acciaio” sul fondo dell’oceano.

“Quel muro si è rivelato essere il Eagle PE-56”, ha detto King, aggiungendo che di fronte a quel gigantesco pezzo di storia che riaffiorava dal passato ha percepito “solo un assoluto timore”. Per il resto dell’estate il gruppo è tornato al relitto con 20 ulteriori immersioni e raccogliendo le prove necessarie per dimostrare che la nave affondata era l’Eagle, la nave fantasma. Con il team di recupero anche Robert Neyland, che dirige il ramo di archeologia subacquea del Comando di storia e patrimonio navale.

Redazione CiSiamo
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