Relazione Dia, la Camorra indossa la cravatta: controllo del territorio più marcato

Si estende a dismisura e ramifica in diverse zone della regione. La relazione della Dia con tanto di suddivisione geografica.

Femminicidio a Milano, fermato il marito
Femminicidio a Milano, fermato il marito (foto di repertorio)


La camorra casertana mette la cravatta, punta su rifiuti, slot, caporalato e sul welfare interno, dialoga con la politica, si fa imprenditrice e spara solo se necessario per non turbare gli affari, affari che hanno in droga ed estorsioni colonne sempre portanti ma più defilate, una sorta di canale parallelo per assicurare flussi di denaro che oggi come non mai aspirano ad entrare nel flusso di una legalità tutta di facciata.

Un giro di affari da milioni di euro

Soprattutto è una camorra che guarda, per le sue compagini più strutturate, a nord, poco più a nord, al Frusinate ed al Pontino, dove però da tempo divide la torta con i clan a trazione rom e con la ndrangheta che nelle antiche terre vassalle dei Casalesi ormai hanno metastasi fortissime. È il sunto della relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia relativa al II semestre del 2018. Lo studio presentato in Parlamento prende in esame sia il censimento sistemico delle nuove geografie che alcuni episodi cardine, tutto questo per connotare appetiti, strategie ed organigrammi dei clan casertani. I Casalesi sono ancora al vertice della catena alimentare.

La potenza dei clan

Il clan ha un traino imprenditoriale assoluto perché ormai solidarizza sfacciatamente con colletti bianchi ed imprenditoria connivente. Leggiamo che “il cartello è riuscito nel tempo ad affiancare forme di condizionamento della realtà politica locale”. Un dato empirico è quello del controllo. I Casalesi lo attuano bene e costantemente. “Indicativo è quanto avvenuto il 10 ottobre 2018, a San Cipriano d’Aversa, dove, sul portone di ingresso della casa di un collaboratore di giustizia, già affiliato al clan, è comparsa la scritta ‘chi entra in questa casa è un pentito’. L’immobile, disabitato, nel 2013 è stato sequestrato in esecuzione di un decreto della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere”.

Il dato certo è che l’azione della magistratura e quella dei pentiti “non sembrano avere comunque inciso radicalmente sui precedenti assetti, come invece accaduto in alcune aree napoletane”. Se a Napoli centro arresti giusti diventano anche terremoto per le strategie, in provincia di Caserta questo non accade. Per un boss in gabbia o divenuto collaboratore ci sono nuove leve che calano il tallone sul territorio e sempre più raramente con le pulsioni guerriere, caciarone e troppo scenografiche di un Giuseppe Setola. Gli eredi dei capi storici sanno prendere in mano le briglie con la stessa fredda e defilata determinazione dei loro mammasantissima, anche perché ereditano strutture e rapporti già consolidati e non minati dalle frizioni tipiche della camorra metropolitana, in cui spesso due o più clan si contendono un rione. Lì, ad ogni arresto, bisogna affrettarsi ad andar per stese per “rubacchiare” una decina di negozi da taglieggiare.

La Camorra dal punto di vista geografico

A Caserta no: distanze maggiori fra le zone di influenza e geografia sovrapposta alle amministrazioni territoriali dello Stato rendono i confini meno mobili. In più, le “young guns bufalare” riescono ad esercitare il controllo anche se detenute, spesso grazie anche a connivenze con personale dell’amministrazione della giustizia. “Per il sodalizio è quindi fondamentale – scrive la Dia – anche il ruolo di coloro che, presenti sul territorio, avvalendosi della perdurante forza di intimidazione del clan, persistono nella consumazione di reati funzionali a mantenere inalterate le ricchezze del gruppo”.

La divisione in zone

La geografia prevede nuovi assetti e zone di frizione, ma la “vecchia” mappa dei clan è tutto sommato inalterata: “Nei Comuni di Sessa Aurunca, Cellole, Carinola, Falciano del Massico e Roccamonfina è attivo il clan Esposito detto dei ‘Muzzoni’. Sul territorio di Santa Maria Capua Vetere sono attivi due gruppi criminali, la famiglia Del Gaudio-Bellagiò e l’antagonista famiglia Fava, entrambi gravitanti nell’orbita del cartello dei Casalesi. Nell’area capuana, che comprende i comuni di Santa Maria La Fossa, Capua, Vitulazio, Bellona, Triflisco, Grazzanise, Sparanise e Pignataro Maggiore, permane l’influenza dei gruppi Mezzero, Papa e Ligato. Nel mese di settembre è stato eseguito un provvedimento a carico di affiliati al gruppo Mazzara proiezione del clan Schiavone a Cesa. Sul litorale domitio, con epicentro Mondragone, sono operativi il clan Fragnoli-Gagliardi-Pagliuca ed esponenti del gruppo La Torre, che ha sempre agito in posizione autonoma (a volte federata – nda) rispetto ai Casalesi.

La situazione

Nell’area marcianisana, storicamente al di fuori del cartello casalese (quando non in frizione aperta con lo stesso soprattutto sul traffico di droga e sulle percentuali per le estorsioni – nda) è egemone il clan Belforte, detto dei Mazzacane, una delle realtà criminali più potenti del casertano (da molti considerata il nuovo vero pericolo – nda) strutturata secondo il modello casalese, che estende la sua influenza a Caserta e nei Comuni confinanti di San Nicola la Strada, San Marco Evangelista, Casagiove, Recale, Macerata Campania, San Prisco, Maddaloni, San Felice a Cancello e Santa Maria Capua Vetere. Indagini del recente passato hanno fatto luce sugli accordi, finalizzati alla gestione dei traffici di stupefacenti, tra i Belforte e il suo storico antagonista, il gruppo Piccolo-Letizia.

Nell’orbita dei Belforte operano altri piccoli gruppia struttura familiare, quali i Meditti, presenti a Recale e San Prisco e la famiglia Bifone che opera a Macerata Campania, Portico di Caserta, Casapulla, Curti, Casagiove e San Prisco. Nel comprensorio di San Felice a Cancello, Santa Maria a Vico ed Arienzo è operativo un gruppoche costituisce una derivazione della famiglia Massaro. A Maddaloni è presente il gruppo Marciano legato ai Belforte”.

Redazione CiSiamo
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