Pontino, Frusinate e Cassinate: i rifugi dei clan mafiosi

Il rapporto della DIA ha messo in luce come i rifugi dei clan nel Pontino, Frusinate e Cassinate siano buoni anche per gli affari

Mafia
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Fra Roma e la Campania ci sono il Pontino ed il Frusinate, terre di elezione mirata della malavita organizzata ormai da decenni, in cui i latitanti hanno imparato a “svernare”, i faccendieri a gestire i siti di stoccaggio illegale dei rifiuti e la malavita locale ad omologarsi a schemi, rituali ed obiettivi di camorra e clan rom. Il report della Dia sulle mafie relativo al secondo semestre del 2018 parla questa lingua, nel momento in cui analizza il fenomeno sul fronte di città come Latina, Formia, Gaeta, Frosinone e Cassino che ormai hanno da tempo intrecciato le loro sorti criminali con quelle dei malommi campani, specie dei clan aversani e di quelli rom del ramo Da Silva (o Di Silvio, come sono più noti da ormai decenni).

Il rapporto della Dia

Un dato è certo, inossidabile: per quanto attiene il traffico di droga, le male frusinati e pontine sono ancora quasi completamente dipendenti dai clan, o comunque dalle zone dove geograficamente la loro egemonia è schiacciante. Fanno eccezione solo alcune enclaves che, specie lungo le direttrici del Litorale romano, hanno anche nelle ‘ndrine laziali i loro referenti. La collaborazione fra gruppi è comunque altissima.

La provincia di Latina

In provincia di Latina, si è in presenza di un territorio che “risente della sua collocazione geografica che la rende un felice e strategico snodo per i collegamenti tra le province di Roma, Napoli e Caserta. E questo aspetto fa del territorio pontino un territorio vulnerabile. In particolare, appartenenti alla camorra hanno deciso di spostarsi nell’area pontina, per sottrarsi ai controlli, continuando così a gestire le attività illecite sui limitrofi territori di origine. Negli anni, nella provincia di Latina le indagini hanno fatto registrare la presenza, soprattutto sul litorale pontino, di esponenti di sodalizi campani legati alle famiglie Bardellino, Bidognetti, Giuliano, Mallardo e Licciardi. Il territorio della provincia è anche utilizzato quale rifugio per latitanti. Diversi sono stati i soggetti criminali ricercati tratti in arresto nel corso del 2018”.

A Minturno, per esempio, era stato tratto in arresto un affiliato al clan casertano Belforte. Sempre a Minturno era finita la latitanza di un affiliato al clan napoletano dei Lo Russo. Nel tempo è emersa anche la presenza della ‘ndrangheta calabrese. A Latina risultano operativi le cosche reggine Aquino-Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica e Commisso di Siderno, mentre a Fondi si registra la presenza dei Bellocco e Tripodo nonché dei vibonesi La Rosa-Garruzzo ed, infine, ad Aprilia dei Gallace-Araniti degli Alvaro di Sinopoli, in provincia di Reggio Calabria. Si tratta di collaborazioni funzionali tra diverse matrici criminali, emerse già in relazione alle attività del Mof di Fondi (il vero grande El Dorado per i clan, da sempre) che rappresenta, a livello nazionale, un importante indotto economico nel settore logistico-alimentare, nel quale si sono inserite negli anni le organizzazioni criminali per incrementare i propri affari illeciti. Anche il territorio della provincia di Latina è quindi caratterizzato da una convivenza tra le varie consorterie, sia di origine extraregionale che autoctone, tese a perseguire i propri interessi con modalità mafiose”.

Frosinone

In provincia di Frosinone il quadro è paradossalmente più complesso. La minore vocazione al commercio ed al turismo (specie estivo) e la nettissima separazione culturale fra l’aree nord e sud della provincia, con il capoluogo e Cassino a fare da epicentri, hanno creato un mezzo marasma di connivenze. “Dalle operazioni portate a termine dalle forze dell’ordine, emerge un interesse sempre più insistente verso i settori delle scommesse, videopoker e bingo. In Ciociaria la criminalità organizzata stia investendo anche nel circuito agroalimentare e della ristorazione. La capacità di infiltrazione nel tessuto socio-economico locale da parte dei sodalizi di matrice camorristica, ma anche la capacità di contrasto delle istituzioni è stata ulteriormente evidenziata dall’azione investigativa degli ultimi anni, che ha infatti condotto anche al sequestro ed alla confisca di beni di provenienza illecita, reinvestiti spesso in attività commerciali. Il territorio ciociaro è stato inoltre utilizzato per trascorrere periodi di latitanza, come emerso anche nel corso 2018″.

La zona del Cassinate

Poi c’è il problema del Cassinate e delle zone a nord della Città Martire viste come buen retiro dei malavitosi campani, abbastanza lontano da disorientare le FFOO e abbastanza vicino per consentire la massima reattività ed attenzione verso le dinamiche del territorio di origine. “A Cassino in un casolare era stato catturato il reggente del gruppo Polverino di Marano di Napoli, ricercato dal 2011. A Fiuggi era stato eseguito un ordine di esecuzione di pena detentiva a carico di un pregiudicato, contiguo al clan Amato-Pagano. Ad ottobre,poi, era stato catturato sul territorio un esponente del clan dei Casalesi, ritenuto vicino al già arrestato boss Michele Zagaria. Senza dimenticare poi i corposi sequestri di denaro e beni immobili riconducibili alle famiglie Di Silvio e Spada, da nord a sud della Ciociaria , da Fiuggi a Cassino”. E ancora senza dimenticare che a San Vittore, ultimo centro del Lazio in direzione sud prima della Campania, era stata arrestata una donna ivi residente da qualche mese in un appartamento arredato in perfetto stile Gomorra, ritenuta essere, per ora solo dalla Procura, la cassiera del Clan dei Casalesi.

Redazione CiSiamo
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