Carola Rackete: istanza della Procura contro la scarcerazione del capitano della Sea Watch 3

La Procura ha presentato in cassazione un'istanza contro la scarcerazione di Carola Rackete, che il 29 giugno aveva forzato il blocco imposto dal Viminale

Carola Rackete
Carola Rackete


Sarà la Cassazione ad occuparsi, con istanza depositata oggi, della mancata convalida dell’arresto di Carola Rackete, comandante della Sea Watch 3 finita al centro di una delle “solite” bufere mediateche scaturite dalla questione migranti, che in Italia ormai monopolizza in ogni suo aspetto ed episodio pubblica attenzione, esercizio della giustizia e duelli politici.

La vicenda di Carola Rackete

La Guardia di Finanza aveva disposto il fermo della donna tedesca dopo che la stessa aveva condotto, il 29 giugno scorso, la nave carica di migranti in porto a Lampedusa. L’atto di forzare il blocco era stato interpretato come una violazione della legge (più di una, in realtà, ovviamente in veste ipotetica) ma in sede di convalida il Gip aveva smontato il caso, asserendo, nell’invalidare gli estremi per tenere la Rackete sotto scacco di misura di cautela, come i motivi umanitari prevalenti non potessero sostanziare i “crimini” della donna, che ovviamente era restata rubricata in atti ma senza gravame sulla sua libertà personale.

Tornado social, botta e riposta fra il titolare del Viminale Salvini e la giudice autrice dell’ordinanza, Italia divisa come sempre sulla fuffa ma unitissima negli atavici vizi nazionali et voilà, il caso pareva chiuso. Fatte salve ovviamente le ultime esternazioni della “capitana” che aveva pizzicato su Bild il suo omologo italiano, asserendo che Salvini era un diffamatore social che andava fermato: “Ha diffuso falsità io voglio che le sue menzogne siano cancellate da Facebook e Twitter”.

La Procura contro Carola Rackete

La notizia che la Procura di Agrigento avrebbe impugnato in Cassazione la scarcerazione di Carola Rackete l’aveva data Repubblica. “Il ricorso non cambierà il corso dell’inchiesta che vede la capitana indagata per la violazione del decreto sicurezza bis e del codice della navigazione e per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. E’ evidente che la magistratura non si sta solo “incarognendo” su una battaglia procedurale persa, ma intende cercare di creare un precedente giuridico a cui, con il suggello della Suprema e in previsione quasi certa di nuovi casi simili in arrivo, ci si possa attenere senza incappare nella possibilità che ai gradi di giudizio inferiori la norma possa essere interpretata senza un “pronunciamento guida”. Insomma, il Decreto Sicurezza bis ha bisogno di puntelli in giurisprudenza attiva, altrimenti la sua applicabilità sarà sempre come le onde che le navi di cui si occupa solcano.

Redazione CiSiamo
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