Ergastolo per i 2 capi cutoliani che divennero “vendicatori”

Ergastolo. O "Fine pena mai", come risulta sulla stampigliatura del timbro che si appone in ingresso al carcere presso l'Ufficio Matricola.

Ergastolo per due boss appartenenti alla camorra cutoliana
Ergastolo per due boss appartenenti alla camorra cutoliana

Ergastolo. O “Fine pena mai”, come risulta sulla stampigliatura del timbro che si appone in ingresso al carcere presso l’Ufficio Matricola. Se lo sono visti comminare due boss appartenenti alla camorra cutoliana che, nel 2004 decisero di vendicare i morti della sanguinosissima faida degli anni ’80 che vide contrapposta la Nco del “Professore” contro il potentissimo clan eccentrico dei D’Alessandro, a Castellammare di Stabia, storica enclave da sempre refrattaria alla colonizzazione armata da parte della mala di Ottaviano.

Ergastolo per i 2 capi cutoliani

Ci ha pensato la Cassazione a chiudere una vicenda giudiziaria che affonda le sue radici storiche, sia pur indirettamente, nella stagione di sangue di oltre 30 anni fa, quando i cutoliani erano gli omologhi campani, antesignani in realtà, dei corleonesi: agguerriti, inflessibilmente egemoni e spietati contro le male tradizionali. Loro sono Massimo Scarpa detto “O’ Napulitano e Michele Omobono, detto “O’ Marsigliese”. Sono stati ritenuti ideatori, mandati ed esecutori materiali degli omicidi di Giuseppe Verdoliva, detto “Peppe l’Autista”, uomo di fiducia del boss Michele D’Alessandro e di Antonio Martone, cognato del padrino. Entrambi caddero sotto i colpi delle armi da fuoco fra l’estate e l’autunno del 2004.

I due killer erano reduci da un lungo periodo di detenzione scaturito proprio dalla loro precedente (e sanguinaria) militanza nella camorra cutoliana. Usciti di cella, malgrado il contesto criminale fosse del tutto cambiato da quando vi erano entrati, ne fecero una questione d’onore ed andarono a cercare i superstiti di quella stagione di sangue che li aveva visto soccombenti, come clan e come imputati.

I due avevano anche conti personali da saldare, conti maturati nelle settimane di ammazzamenti sciolti che li videro protagonisti: nello stabiese cadde, ad esempio, il fratello di Scarpa, ammazzato in perfetto stile “Chicago”, cioè crivellato di colpi mentre era dal barbiere. Cercare altri ex cutoliani con funzioni di “quinta colonna” in territorio di Castellammare, fondare un nuovo gruppo con i cosiddetti “Falsi pentiti”, un sotto clan che si ripropose di continuare la guerra contro i D’Alessandro, e sparare nel mucchio fra gli eredi di don Michele era stato quasi un tutt’uno, a cui ha messo suggello giudiziario la Suprema in questi giorni.

Redazione CiSiamo
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